mercoledì 9 gennaio 2013

...mi tiene per la mano e mi tira giù

Periodicamente si ripete quella fase che ormai conosco fin troppo bene e alla quale ho dato il nome di "grande sonno" che, per dirla in parole povere, è l'insieme di quei giorni in cui dormo anche con gli occhi aperti. 
Mi sento stanca senza far nulla e questa la chiamo "stanchezza metafisica", perché col corpo ha ben poco a che fare questa mia stanchezza, perché non è il corpo che non dorme abbastanza, c'è qualcos'altro che resta perennemente sveglio in me e che finisce per consumarmi le energie. Mi cammina accanto da una vita, mi tiene per la mano e mi tira giù; non capisco se sia odio sfrenato o amore folle ma ci sono momenti in cui ho la terribile sensazione che non ci sia differenza: sono opposti dunque sono lo stesso.

domenica 6 gennaio 2013

Fine delle vacanze

Credo che con oggi le vacanze possano dirsi ufficialmente terminate. 
Di cosa ho voglia in questo momento? Di affogare tra le pagine dei miei libri, di continuare da dove avevo interrotto lo studio e dimenticarmi del fatto che è trascorso un altro anno. 
I miei ritmi vitali tendono all'anarchia, non tollerano molto le festività e i conseguenti sconvolgimenti obbligati, prediligono le rivoluzioni fuori programma. 
Mi ero ripromessa di fare un po' di conti circa l'anno appena trascorso ma mi rendo conto che c'è ben poco da dire, se non che ha portato con sé una serie di microfratture: il 2012 è stato come un osso che si rompe in più punti e che lascia, inevitabilmente, segni non immediatamente visibili ma che modificano in profondità la struttura fisica. E' il modo in cui cammini dopo che rivela le vicissitudini interne; è l'andamento leggermente claudicante e al tempo stesso più sicuro di chi sa che qualche osso spezzato non può impedire di rimettersi in piedi e tornare a camminare.
Con un po' più di calma mi viene da pensare che, dopo tutto, un altro augurio è il caso di farlo, per me stessa questa volta; l'unica cosa che posso volere al momento è recuperare la capacità di meravigliarmi: è troppo tempo che niente e soprattutto nessuno riesce a stupirmi. Il 2012 mi ha lasciata in uno stato di impassibilità di fronte al mondo, uno stato che fa venir voglia di saltare in un dirupo pur di sentire qualcosa, pur di lasciarsi cogliere di sorpresa, anche dal più lancinante dei dolori! Ebbene, vorrei non dover necessariamente desiderare il dolore per potermi stupire.

lunedì 31 dicembre 2012

31 dicembre 2012

Scrivere l'ultimo post dell'anno da un posto che non sia la propria stanzetta solitaria fa uno strano effetto, diciamo pure che si ha l'impressione di non aver nulla da dire, quasi che di trecentosessantacinque giorni non sia rimasto che un solo lungo attimo di silenzio.
Rimando i consueti conti di fine anno al prossimo momento di calma ma non gli auguri che ritengo abbiano più senso ad inizio anno che non a Natale.
Quest'anno auguro a tutti il meglio, ma non un meglio che "capiti", cada dal cielo si direbbe, quanto piuttosto quello che ognuno può ricavare da se stesso: chiamiamolo pure un colpo di fortuna proporzionale alle proprie potenzialità e che quindi con il caso fortuito, probabilmente, ha ben poco a che fare. 
Diventare ciò che si è: per l'anno nuovo sarà il caso di fare quanti più passi possibili in tale direzione!

lunedì 24 dicembre 2012

Natale come mi sembra

Chissà perché scrivere qualcosa di carino su una festa, Natale in particolare, non mi riesce mai troppo bene. Qualche anno fa l'avrei fatto, mi sarei messa a tirar fuori parole pesanti come "consumismo" o "spirito", tanto per dire che la festa si è ridotta a ben poca cosa rispetto a quello che dovrebbe essere; adesso, cosa dovrebbe essere, non saprei dirlo, posso solo dire cosa mi sembra: una grossa perdita di tempo che per di più mi farà tornare sui libri più stressata di prima.
Per di più mi ritrovo una mente carica di ricordi, non più libera come qualche anno fa; è troppo appesantita per potersi godere il Natale! 
A Natale ho sempre freddo, ho sempre sonno e ho sempre bisogno di un tasto di reset affinché ogni maledetta cosa smetta di diventare qualcos'altro!
E poi dimenticavo: non so fino a quando riuscirò a reggere i film di Natale!

mercoledì 19 dicembre 2012

A Natale fuori posto

Oggi che giorno è, mi chiedo, e rispondermi che è il 19 dicembre e che manca meno di una settimana a Natale mi dà un senso di tristezza immediata e lancinante che non credo di poter spiegare in termini razionali; non ci provo neppure a spiegarlo... 
So solo che a Natale (ma potrei dire durante le feste in generale) mi sento sempre fuori posto.

lunedì 10 dicembre 2012

L'attesa che aspettavo

Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono [Erri De Luca - Non ora, non qui].
Quando si parla di attesa non riesco a fare a meno di sentirmi direttamente tirata in causa, per il semplice fatto che la sensazione dell'attesa l'ho sperimentata e la sperimento anche quando, apparentemente, non c'è nulla da attendere. Mi sento perennemente di passaggio, sempre nomade e mai residente in nessun luogo; si direbbe che mi manca il senso del radicamento.
Per uno strano gioco di scatole cinesi, tuttavia, in queste attese che mi cadono addosso, che in un modo o nell'altro mi sono imposte, spesso ritrovo un altro tipo di attesa, un'attesa che aspettavo e che, dunque, riesco a vivere pienamente: in questi momenti mi sento a casa dovunque, anche su una panchina sotto la pioggia nel mese di dicembre. Si tratta quasi di una sospensione del tempo che va a coincidere con una sostanziale alienazione dalla realtà, ed è probabilmente in momenti come questo che si possono vedere cose che gli altri non vedono, perché si sta lì in attesa ma in fondo non si hanno gli occhi puntati su nessun oggetto di quest'attesa, si attende il nulla, dunque, fondamentalmente, non si attende.
Paradossalmente sento di vivere proprio nel momento in cui non sono immersa nella vita reale.

venerdì 7 dicembre 2012

Anche i miti inciampano

I miti, gli ideali (uso il termine "ideale" nel senso più comune e meno filosofico possibile), tutte le costruzioni della mente, hanno una caratteristica ineludibile: sono destinati a crollare. Cosa vuol dire che un ideale crolla? Che rientra nel suo corpo terrestre e lo si può guardare più da vicino, lo si può analizzare e criticare se occorre, fermo restando che, sebbene terrestre, si porta addosso tutto il peso di quell'ideale che era, un peso che lo distingue da qualsiasi altra cosa semplicemente terrena.
Analisi di un ideale: il mio Nietzsche che, di opera in opera, non fa altro che apparirmi più umano, in certi casi troppo umano, è il caso di dirlo!
Un'osservazione valga per tutte: 
Non poter prendere a lungo sul serio i propri nemici, le proprie sventure e nemmeno le proprie malefatte, è tipico di nature forti, complete, dotate di un'eccedenza di forza plastica, imitatrice, apportatrice di salute come d'oblio [Genealogia della morale]. 
Pensarla in questo modo non gli impedisce, però, di criticare, per tutto il libro, i suoi "nemici" (Wagner in primis e, in una certa misura, anche Schopenhauer) e quindi di dimenticarsi di dimenticare o quanto meno di non prenderli sul serio. 
Decisamente molto terrena come contraddizione. 
Per non parlare del fatto di dimenticarsi delle proprie sventure! Gridare con tutta la voce che si ha che la realtà in cui si vive è dominata dall'elemento debole, dalla mollezza, che in essa prevale la logica del gregge e che, dunque, si è circondati da tante pecore, vuol dire dimenticare le proprie sventure?
Friedrich, dovevi disprezzare di più l'umanità!

giovedì 6 dicembre 2012

Vecchiaia che avanza

Potrebbe essere l'aria universitaria, la vecchiaia che avanza (23 anni son tanti eh!), il fatto che non mi copro abbastanza, ma quest'anno sono particolarmente esposta ai malanni.
C'ho il raffreddore da circa un mese e non fa altro che oscillare tra le fasi di fastidio e quelle di deturpamento facciale acuto, senza però accennare ad andar via!

Del mal di gola non ne parliamo, la mia già non gradevolissima voce ha raggiunto la tonalità tipica di una grattugia elettrica sentita attraverso un telefono con la linea disturbata!
A far da ciliegina sulla torta ci sono poi una serie di acciacchi occasionali quali mal di schiena, male ad una spalla, alle gambe, al collo, alle braccia..............
E in tutto ciò, sventura delle sventure, mi sto rendendo conto che ho toccato i livelli di "lamentosità" di una vecchietta di paese di ottant'anni... 

lunedì 3 dicembre 2012

Frammento +/- 11111111111111

Si inizia a congelare, fuori e dentro...
Strani effetti dell'inverno: il punto di partenza è dentro e la termodinamica ne soffrirebbe.
E fisso i vuoti, mi stordisco di suoni: il punto di partenza è nella testa...
Forse da più in basso?
Mi sveglio per gradi e ancora non ho concluso il primo: infante della veglia!
Mi sfuggo di mano.
Mi sfuggo di testa.
Mi sfugge l'essenziale: c'è un punto cieco nella mia visuale.
Perché non posso vedere da dove vedo?
E forse non ho neppure voglia di vedere.
Nulla mi dà problemi come quello che voglio e che non voglio.

domenica 25 novembre 2012

Futuro e speranza

C'è una parola che non piace molto ai giovani d'oggi e, ad esser sincera, a me meno che agli altri: la parola futuro, che mi fa girare le scatole almeno quanto la parola speranza.
Il nesso tra i due concetti (sì, passiamo dalla parola al concetto) è evidente, visto che quando si spera lo si fa per il futuro (ancora ho in testa la cantilena della professoressa di latino col suo "spero, promitto e iuro vogliono sempre l'infinito futuro!") ed è altrettanto evidente che una delle prime cose che si deve imparare a fare, per non cadere sotto il fuoco nemico della realtà contemporanea, è disimparare a sperare, per il semplice fatto che farlo significherebbe esporsi ad ogni sorta di delusioni in seguito all'alienazione di possibilità che sono e devono restare prerogativa di ogni singolo individuo e non essere affidate ad una qualche oscura e dubbia potenza esterna (si spera sempre rispetto a qualcosa al di fuori di noi, a qualcosa che pensiamo di non poter controllare).
Finirla con le speranze vuol dire in qualche modo distogliere lo sguardo dal futuro, da qualcosa che non è (e non serve a nulla dire "non è ancora", che non sia ancora o non sia più non cambia la sostanza, cioè che semplicemente non è!) ma che vediamo già come bell'e formato, come se fosse stato qualcun altro a metterlo là per noi: a noi spetterebbe solo di raggiungerlo, sperando di incontrare meno ostacoli possibili sul nostro cammino. Quel che si perde è la coscienza del fatto che davanti ai nostri piedi non c'è la benché minima traccia di un cammino, nessuna strada, neppure uno stretto sentiero: per avanzare si deve costruire e, prima di muovere un passo, si deve necessariamente preparare il terreno. Non ci si può identificare con la meta, che di per sé non esiste se non quando la si è già raggiunta, piuttosto ci si dovrebbe identificare con la strada stessa e rendersi consapevoli del fatto che, costruendo la via, costruiamo noi stessi.

A volte, invece, sembra quasi che l'idea di futuro abbia un effetto depotenziante sull'individuo, quasi esercitasse una sorta di coercizione che impedisce di pensare che le reali forze costruttive sono a sua disposizione qui ed ora e che il senso (direzione,via) della vita è una sua responsabilità, presente ad ogni istante.

La "positività" che dimostro in serate come queste quasi mi spaventa...

martedì 20 novembre 2012

Essere, Nulla e Influenza

Quand'è che ti becchi l'influenza? Quando devi metterti con la testa sui libri e cercare di decifrare qualcosa come La scienza della logica del signor Hegel, che, già a mente lucida e respirazione regolare, dà i suoi problemi, figurarsi quando il tuo naso inizia ad emettere suoni simili a quelli di una trombetta scassata!
Ma essendo cosa nota che, a sentir dire che il puro Essere equivale al puro Nulla, resuscitino pure i morti, nella mia versione zombie appena tornato alla mobilità cerco maldestramente di seguire ragionamenti tra i più contorti che siano mai stati espressi.
Se mai dovessi venire a capo del sistema e conoscere Dio, com'egli è nella sua eterna essenza prima della creazione della natura e di uno spirito finito, torno sulla terra per dirvelo!

martedì 13 novembre 2012

Disordine e fissazione

Ci sono momenti in cui senti il bisogno impellente di scrivere, di mettere nero su bianco qualcosa che ti si agita dentro ma, quando ti trovi di fronte allo spazio vuoto da riempire, ti rendi conto che questo qualcosa è talmente vago da non riuscire a prendere forma. Devi dare tempo a tutti quei pezzi in cui sono frammentati pensieri e sensazioni, spesso confusi insieme in un unico caos indistinto, di riunirsi e formare un unicum verbalmente esprimibile. Fissare forse è il verbo che rende meglio questo processo e, allo stesso tempo, ne denota i rischi: ciò che si fissa va incontro alla stasi e alla morte.
Caos e fissazione sono i miei demoni più fedeli, continuano a contendersi la mia anima ed io non sono capace di fare un passo verso l'uno senza doverne necessariamente fare uno anche verso l'altro: è la condanna delle menti doppie! Ho una riserva di disordine invisibile perennemente in agguato che mi impedisce di cristallizzare un pensiero, di giungere a conclusioni definitive, di mettere punti in generale. 
Quando le difese di tutta la mia logica vengono meno non esistono più contraddizioni, la parte diventa il tutto e si aprono infiniti in un singolo pensiero; possibile e impossibile diventano due significanti senza significato.
L'assenza di limiti che ti ritrovi a fronteggiare la puoi vivere, la puoi subire, ma prova a darle un posto nel mondo e ti ritroverai additato come folle nella migliore delle ipotesi; è la struttura del sogno che invade il reale e il lavoro da fare per impedire che certi argini vadano in frantumi è snervante, e devi dare la mano a tutta la tua logica per continuare a sottoporti ad un simile sforzo. 
E dunque via con un piede sulla terra e uno nell'abisso, continuando a dare ordine alle macerie presentandole come solidi edifici! La voragine che si apre ogni volta che ti contraddici devi far presto a richiuderla prima che ne escano mostri di ogni tipo: saranno gli stessi mostri che non riesci a mettere nero su bianco, capaci di fondersi e confondersi col resto del tuo non-mondo. 

venerdì 9 novembre 2012

10.000

Questa sera il post autoreferenziale ci sta tutto!
Era una sera di male di vivere acuto quando la sottoscritta decise di creare questo blog, denominandolo, non a caso, In crisi continua per il fatto che, oramai, del suo ego era rimasto in piedi ben poco, e quel poco che era rimasto continuava a disfarsi e a tentare di ricomporsi senza tregua: da allora la crisi non avrebbe più avuto fine!
A più di un anno di distanza, un anno e mezzo circa in realtà, miracolosamente il blog sopravvive ancora, resistendo alle tendenze autodistruttive della sua creatrice nonché alla sua smodata pigrizia e confutando il mito che la vorrebbe incostante nelle sue attività.
L'occasione di questo post che ritorna su se stesso, nel caso non si fosse capito, è il superamento delle 10.000 visite, che non pensavo minimamente di raggiungere al momento dell'apertura del blog: le piccole cose che fanno sorridere.                                



martedì 6 novembre 2012

Oggi sono senza ispirazione

Oggi sono senza ispirazione, forse per il brutto tempo, per il mal di testa, per il senso di ottundimento che mi impedisce di far respirare la mente, per il freddo che mi fa sprecare energie nel vano tentativo di far trattenere al mio corpo un minimo di calore.
Mi sento una grossa nuvola al posto del cervello e c'è solo da sperare che non sia carica di tempesta.

Mi viene in mente che non ho usato a caso l'espressione "sono senza ispirazione" in luogo di "non ho ispirazione": a quanto pare il Fromm di Avere o Essere agisce bene dentro di me nonostante oggi la mia testa funzioni a metà (che già è molto).

giovedì 1 novembre 2012

Dis-umanizzarsi

Non lo capisco, dunque non ha senso: un modo di pensare, o sarebbe meglio dire di non pensare, molto diffuso, comprensibile ma poco condivisibile, perché se è vero che l'uomo si approccia all'esterno usando per lo più se stesso come misura, riducendo l'altro a sé, tuttavia una sana ginnastica intellettuale dovrebbe aiutare a ritornare sui propri passi ogni volta che si mette in atto questo processo di livellamento.
Ci cado spesso anch'io, perché di tanto in tanto mi riscopro terenziana e sentenzio di fronte a me stessa il fatidico "Homo sum, humani hihil a me alienum puto!"... 
Temo che dovrò impegnarmi a dis-umanizzarmi e capire finalmente che ogni uomo è un universo nel quale non si potrà mai entrare del tutto. 
A volte ci si deve accontentare del "non capisco", senza dedurne il "non ha senso".