Questa sera pensavo al "mestiere del filosofo" (dopo aver letto questo) e a quella sua utilità che quasi tutti tendono a negare e mi è venuta subito in mente un'immagine, quella del labirinto visto dall'alto.
Mi spiego meglio: da ogni dove si decantano a gran voce la faticosità della vita, l'incomprensibilità della realtà che ci circonda, l'incertezza del futuro e tutti quei fattori che contribuiscono ad aumentare il livello di stress dei poveri esseri umani che popolano questo mondo di oggi che, per l'appunto, ha tutto l'aspetto del labirito.
Ora, sappiamo bene che, a meno di non vagare a caso e trovare con un grosso quanto improbabile colpo di fortuna l'uscita, da un labirinto si può uscire in un paio di modi.
Primo modo: avere l'Arianna di turno che ci tenga il filo e ci guidi verso l'uscita.
Consiglierei, però, di pensar bene a quel che si fa prima di "lasciarsi guidare", dal momento che, coi tempi che corrono, è difficile capire se l'Arianna che tiene il filo ci porterà davvero fuori o tra le fauci del Minotauro; inoltre, seguire il filo tenuto da qualcun altro vuol dire sempre cedere buona parte della propria libertà.
Seconda soluzione: avere ben stampata in testa una mappa del labirinto visto dall'alto.
La seconda soluzione non prevede altra guida che noi stessi e la nostra conoscenza del labirinto, fuor di metafora della realtà nella quale ci troviamo immersi. Chi non ha visto il labirinto dall'alto, chi è occupato con questo o quel pezzo di realtà, chi non riesce a sollevare il proprio sguardo al di sopra del muro che si trova davanti o dei sassi nei quali inciampa, difficilmente riuscirà a trovare l'uscita.
Cos'è un filosofo dunque? Uno che prova ad abbozzare la mappa del labirinto per poter uscire. La storia della filosofia è la storia dei tentativi di uscire dal labirinto, non fosse altro che per questo la si deve studiare, non fosse altro che per questo esiste un corso di laurea in Filosofia!
Se si vuol fare almeno il tentativo di orientarsi nella realtà, e in una realtà come quella attuale più che in quella del passato, non ci si può permettere il lusso di buttare nella spazzatura neppure lo schizzo più parziale dell'intricata struttura che ci ospita, prenda esso il nome di Critica della ragion pratica, Essere e tempo, Simposio o Fenomenologia dello spirito.
Miei cari signori, se il mondo va a rotoli, la cosa avviene perché chi ha un po' più potere di qualche altro, molto probabilmente, non sa neppure di trovarsi in un labirinto, semplicemente va avanti seguendo l'odore allettante del cibo, senza sapere che il banchetto finale sarà lui stesso e l'umanità che si porta dietro.
mercoledì 26 settembre 2012
Il filosofo e il labirinto
Etichette:
Arianna,
Condizione umana,
Conoscere,
economia,
Facoltà,
filosofia,
Labirinto,
Lavoro,
libertà,
Mestiere,
Minotauro,
Mondo,
Realtà,
storia,
Università,
uscita
Tilt burocratici
Pensiamo ad una grossa macchina i cui pezzi sono tanti tasselli anonimi: la burocrazia è più o meno qualcosa di simile, col difetto, però, che ciascun pezzo, troppo spesso, se ne infischia del lavoro dell'altro, fa il suo e tace e, quanto più è inumano e spersonalizzato, tanto meglio è.
Vuoi mandare in tilt un intero sistema burocratico? Devi assumerti l'onere di essere l'eccezione alle regole che hanno preconfezionato per te e pregare di essere riconosciuto come caso particolare e non come sottosezione di una sezione dell'articolo tot...
A cosa mirano tutti questi rischi e queste rotture di scatole? Ovvio, ad un corretto assorbimento del tuo caso nelle regole del sistema!
Per la cronaca: ho appena sperimentato che essere la causa del tilt è alquanto stressante!
domenica 23 settembre 2012
Deserti
Vedere deserto un luogo che generalmente è pieno di gente determina una strana sensazione, una specie di esaltazione in realtà; una voce dentro ti dice che in quel momento quel luogo è tuo.
Non credo sia un caso che gli eremiti abbiano scelto i deserti o i monti più inaccessibili: nel luogo dovevano vedere riflessi se stessi, dovevano trovare se stessi.
Non credo sia un caso il fatto che io preferisca il mare in inverno, quando a nessuno verrebbe voglia di avvicinarsi alla spiaggia.
Non credo sia un caso il fatto che io preferisca avvicinarmi agli animi più singolari, quelli che per lo più spaventano gli altri: anche quelli sono dei deserti sconfinati che ti costringono a guardarti dentro.
Etichette:
Anima,
deserto,
luoghi,
mare,
Solitudine,
Università
venerdì 21 settembre 2012
Tutte le possibilità in una direzione
Ogni realtà, lo sappiamo, è inferiore all'ideale; ogni cosa che esiste ha dei limiti, mentre il pensiero è privo di limiti [F. Schiller - Sulla poesia ingenua e sentimentale].Poi si chiedono perché uno tende pericolosamente verso l'ideale e arriva a disprezzare il reale. Posso amare la vita, posso amare il mondo, posso amare la realtà e tutti quelli che ci si trovano immersi fino al collo ma ci saranno sempre troppi limiti per i miei gusti.
La differenza che c'è tra la realtà e il pensiero è quella che esiste tra un muro e una strada: il primo blocca, impedisce di spaziare con lo sguardo e di muoversi col corpo, la seconda rappresenta un'apertura, tutte le possibilità concentrate in una direzione.
Ma non si fraintenda: la realtà la si può amare lo stesso.
lunedì 17 settembre 2012
Note
Prime note per i prossimi dieci mesi...
1) Il caffè conviene prenderlo al distributore come l'anno scorso... ché a farlo in camera ci metti il doppio del tempo e metà dell'acqua evapora sulle piastre!
2) Chiedere che fine abbia fatto il cavetto per la connessione ad internet visto che con la rete wirless si rischia di invecchiare prima che compaia la pagina per l'autentificazione.
3) Disdire le pulizie (in verità questa nota dovrebbe essere dell'anno scorso) perché anche se stai in mutande, se non rispondi quando la signora delle pulizie suona alla tua porta, quella entra senza farsi troppi problemi...
1) Il caffè conviene prenderlo al distributore come l'anno scorso... ché a farlo in camera ci metti il doppio del tempo e metà dell'acqua evapora sulle piastre!
2) Chiedere che fine abbia fatto il cavetto per la connessione ad internet visto che con la rete wirless si rischia di invecchiare prima che compaia la pagina per l'autentificazione.
3) Disdire le pulizie (in verità questa nota dovrebbe essere dell'anno scorso) perché anche se stai in mutande, se non rispondi quando la signora delle pulizie suona alla tua porta, quella entra senza farsi troppi problemi...
Etichette:
Caffè,
internet,
note,
Pulizie,
Università
sabato 15 settembre 2012
Follia
Sarà l'influenza del libro che sto leggendo attualmente, la Storia della follia nell'età classica, ma ultimamente mi è tornato in mente un vecchio chiodo fisso che, di tanto in tanto, si fa sentire in maniera più energica del solito. Si parlava di Descartes e di tutta la faccenda dell'evidenza e della certezza del mondo data dal cogito: di fronte alla follia tutto questo discorso inizia a vacillare e non c'è Dio garante che tenga!
Lasciando da parte Dio, resta tutta l'incertezza, surreale ma pur sempre possibile, riguardo alla realtà della quale facciamo parte. Non c'è bisogno di immaginare scenari da film di fantascienza, basta riflettere su quanto può avvenire ogni giorno con una qualsiasi esperienza per rendersi conto di quanto possa essere potenzialmente ingannatrice l'immagine del mondo che ci creiamo. Diciamo pure che vivere è un po' come trovarsi di fronte ad un testo da interpretare, un testo senza autore, quindi senza una volontà che abbia stabilito in anticipo i significati... Interpretiamo di continuo quello che leggiamo sui giornali, i gesti e i comportamenti delle persone che ci stanno intorno, gli avvenimenti dai quali ci sentiamo investiti, le emozioni che sentiamo sorgere dal nulla dentro di noi: è tutto un lavoro di continua interpretazione.
Interpretazione appunto... La domanda sorge spontanea: cosa distingue un'interpretazione giusta da una sbagliata? In altri termini, cosa ci permette di distinguere una visione del mondo dettata dalla follia da una visione del mondo propria di una persona detta sana? La cosa interessante e allo stesso tempo inquietante è che "dall'interno" nessuno può proclamarsi sano o malato: per quanto possa sembrare assurdo, nessuno potrà mai dire di se stesso "sono sano di mente" senza una conferma esterna. La follia, come la normalità, è un fatto relazionale: senza un termine di paragone, nessuno è in sé folle o sano di mente.
Se esistesse un unico uomo sulla Terra e quest'uomo fosse convinto di essere perseguitato giorno e notte da orribili fantasmi, sarebbe pazzo? O meglio, chi sarebbe in grado di definirlo pazzo?
Lasciando da parte Dio, resta tutta l'incertezza, surreale ma pur sempre possibile, riguardo alla realtà della quale facciamo parte. Non c'è bisogno di immaginare scenari da film di fantascienza, basta riflettere su quanto può avvenire ogni giorno con una qualsiasi esperienza per rendersi conto di quanto possa essere potenzialmente ingannatrice l'immagine del mondo che ci creiamo. Diciamo pure che vivere è un po' come trovarsi di fronte ad un testo da interpretare, un testo senza autore, quindi senza una volontà che abbia stabilito in anticipo i significati... Interpretiamo di continuo quello che leggiamo sui giornali, i gesti e i comportamenti delle persone che ci stanno intorno, gli avvenimenti dai quali ci sentiamo investiti, le emozioni che sentiamo sorgere dal nulla dentro di noi: è tutto un lavoro di continua interpretazione.
Interpretazione appunto... La domanda sorge spontanea: cosa distingue un'interpretazione giusta da una sbagliata? In altri termini, cosa ci permette di distinguere una visione del mondo dettata dalla follia da una visione del mondo propria di una persona detta sana? La cosa interessante e allo stesso tempo inquietante è che "dall'interno" nessuno può proclamarsi sano o malato: per quanto possa sembrare assurdo, nessuno potrà mai dire di se stesso "sono sano di mente" senza una conferma esterna. La follia, come la normalità, è un fatto relazionale: senza un termine di paragone, nessuno è in sé folle o sano di mente.
Se esistesse un unico uomo sulla Terra e quest'uomo fosse convinto di essere perseguitato giorno e notte da orribili fantasmi, sarebbe pazzo? O meglio, chi sarebbe in grado di definirlo pazzo?
Etichette:
filosofia,
Follia,
Illusione,
Immagine,
Interpretazione,
Michel Foucault,
Normalità,
Realtà,
Riflessioni,
Storia della follia nell'età classica,
Testi
giovedì 13 settembre 2012
Cominciamo senza inizio
So che non dovrei dirlo ma sono felice di sapere che per i prossimi dieci mesi non starò a casa!
Anche quest'anno si va a stare all'università e questa volta, vista la disposizione, sarà la prima cosa che vedrò la mattina dalla finestra quando mi sveglierò... "Bella prospettiva!" potrebbe pensare qualcuno, considerando che, invece, quello che vedo dalla mia stanza a casa è la distesa azzurra del mare. Eppure persino il mare mi è venuto a noia!
E la pioggia dove la mettiamo? Oggi ce n'era tanta da irrigare il Sahara! Sopravviverò, come sono sopravvissuta per quattro anni...
Non dimentichiamoci poi dell'angoscia... che quest'anno non c'era! Gli inizi sono sempre stati traumatici per me e, per fortuna, quest'anno non c'era inizio.
Anche quest'anno si va a stare all'università e questa volta, vista la disposizione, sarà la prima cosa che vedrò la mattina dalla finestra quando mi sveglierò... "Bella prospettiva!" potrebbe pensare qualcuno, considerando che, invece, quello che vedo dalla mia stanza a casa è la distesa azzurra del mare. Eppure persino il mare mi è venuto a noia!
E la pioggia dove la mettiamo? Oggi ce n'era tanta da irrigare il Sahara! Sopravviverò, come sono sopravvissuta per quattro anni...
Non dimentichiamoci poi dell'angoscia... che quest'anno non c'era! Gli inizi sono sempre stati traumatici per me e, per fortuna, quest'anno non c'era inizio.
Etichette:
Angoscia,
Felicità,
inizio,
Pioggia,
trasferimento,
Università
martedì 11 settembre 2012
Interruzioni momentanee
Sono proprio una blogger sciagurata! Da più di una settimana non ho aggiunto una singola parola... Vorrei dire che sto per rimediare, che scriverò qualcosa di interessante ma la verità è che non ho nulla di interessante da dire perché quando sei troppo presa da quello che succede fuori di te hai poco tempo per prestare attenzione a quello che succede nella tua testa... Quella che chiamano noia è la conditio sine qua non di ogni esistenza riflessiva ed io sono portata a scrivere quando rifletto. Conclusione: se mi immergo troppo nella vita mondana non rifletto e non scrivo.
Sono disposta a sacrificare la mia noia per tutte le cose interessanti di questo mondo? Neanche per sogno! A breve ritroverò la precarietà del mio equilibrio interiore e, portate a termine un po' di faccende burocratiche, tornerò alle mie riflessioni...
Etichette:
burocrazia,
Equilibrio,
Noia,
Riflessioni,
Scrivere,
Tempo,
Vita
lunedì 3 settembre 2012
??????? - FraMmeNTo - ???????
Tirare le somme dell'estate: calcola i libri che hai letto, sottrai i bagni che non hai fatto.
Sudare ti rende troppo umana e il sole che abbronza è cosa comune... Odio quel che è comune!
Odio l'odio che subisco d'estate... Mi odia il caldo nelle notti insonni!
Luglio e agosto sono liquido caldo e rendono detestabile persino il sangue che ti scorre nelle vene...
Mezzogiorno ti martella la testa, ti pulsa negli occhi...
Ho la nausea per la mia stessa allegria: non sono un essere solare!
I mostri del sottosuolo riemergono a settembre: che mondi hanno scavato! Si perderanno nelle loro stesse gallerie un giorno e nessuno avrà il coraggio di scendere laggiù per tirarli fuori... Nessuno conosce la strada!
Vuoi una mappa? Ci accenderesti il fuoco col primo freddo...
Quella del fuoco è l'unica luca che i miei occhi sopportino...
Morire incenerita dalla luce solare: morire per eccesso di vita... Non sono un essere solare!
Percepire i minimi movimenti della notte: sai che occhi ci vogliono?
sabato 1 settembre 2012
Cambio di clima, cambio d'umore
Sarebbe utile in certi casi essere capaci di tracciare una netta linea di demarcazione tra mente e corpo... Peccato che l'arrivo di settembre e il cambio di clima mi ricordino ogni volta come l'arte della separazione non si possa applicare dovunque e in maniera indistinta.
Potrebbe sembrare un caso ma, se per tutto il mese di agosto, ogni singolo giorno, sei ridotta ad un'ameba da mezzogiorno elle sette e poi, all'improvviso, con la prima pioggia e l'arrivo del fresco ti ritrovi tutta allegra e pimpante durante le stesse ore, qualche domanda te la fai! Forse la tua mente soffriva davvero per il caldo che torturava il corpo...
Ci si potrebbe chiedere: il clima uggioso non dovrebbe mettere tristezza? E qui i nodi vengono al pettine... Probabilmente è una questione di concordanza, come se il mondo ad un certo punto ti dicesse "Oggi ti vengo incontro! Oggi sono come te!"... E' semplicemente gioia nella tristezza: malinconia, in una parola.
Non è che non ami il sole, gradisci anche quello, tuttavia ritrovare la pioggia a settembre è come presentarsi ad un appuntamento per il quale ci si prepara da mesi; verrebbe voglia uscire di casa, alzare gli occhi al cielo ed abbracciare l'acqua che cade come si farebbbe con un'amante troppo a lungo desiderata.
venerdì 31 agosto 2012
Il benvenuto a settembre
Il primo tuono pensi di averlo solo immaginato...
Il secondo sei sicura di averlo sognato...
Col terzo ti convinci che forse quest'anno il cielo ha deciso di dare il benvenuto a settembre a colpi di tempesta!
Da quanto non pioveva?
giovedì 30 agosto 2012
Ideali animali
Discorsi seri di fine agosto: domanda sulla libertà.Iniziamo dall'evento scatenante: ho liberato la mia "gazzetta" ladra dopo averla tirata su per benino... Divideva persino le merendine con me la mattina! Fin qui tutto bene... Diciamo che tenerla prigioniera più del dovuto, voglio dire più del tempo necessario a farla crescere e a farle imparare l'arte del volo, per la maggior parte delle persone sembrerebbe eticamente scorretto...
Qualche giorno dopo la liberazione, però, mi è venuto un dubbio che a molti sembrerà strano: quanto realmente vale la libertà per un animale come quello? Diamo per scontato che gli animali diano a certi ideali lo stesso valore che noi conferiamo loro, che il bene più grande per un uccello sia quello di volare libero e tanti bei discorsi di questo tipo... Quanto c'è di umano in questo modo di pensare? Tutto probabilmente... Così di tanto in tanto mi sorge l'interrogativo: e se fosse stata meglio in casa con acqua e cibo sempre pronti? Forse è da pazzi farsi domande del genere, domande che per alcuni vanno contro ogni logica; troppo spesso, però, siamo noi esseri umani ad ergerci ad unità di misura universale e a decidere quale debba essere la logica di un animale che non può parlare e mandarci a quel paese se il favore che gli stiamo facendo per lui e tutt'altro che un favore. In quanto uomini umanizziamo tutto e siamo incapaci di guardare all'altro in quanto altro, non riusciamo a non assimilarlo a noi. Vorrei sapere, ad esempio, come realmente un cane vede il tizio che gli lustra le unghie o gli spazzola il pelo dopo avergli fatto lo shampoo... Per il padrone è sicuramente un modo di prendersi cura del suo animale... sul fatto che l'animale apprezzi davvero ho qualche dubbio... Che gliene frega al cane di essere bello dopo tutto?!
Etichette:
Animali,
Condizione umana,
cura,
Gazza ladra,
Ideali,
libertà,
Logica,
Pensiero,
Riflessioni
venerdì 24 agosto 2012
Una dose di acidità
Ti svegli la mattina verso le sei e trenta, esci di casa ancora mezza addormentata e ti immetti nell'accaldata vita estiva con tutta la riserva di buon umore e pazienza che hai a disposizione, perché sai che, se il tuo fine per quel giorno è quello di farti rilasciare la tale scartoffia dal tale ente, ti serviranno entrambi in quantità industriale.
Ti serve una cartoleria aperta per fare delle fotocopie: quante sono le possibilità di trovarne una aperta prima che il sole sia alto nel cielo? Ve lo dico io, nessuna, soprattutto se ti serve urgentemente.
Abbandoni l'idea delle fotocopie e decidi di tentare con gli originali perché in fondo, per raggiungere il tuo fine, forse andranno bene anche quelli. Vai allo sportello e il tizio che ci sta dietro, uno con l'antipatia stampata in faccia, quasi ti accusa di essere una specie di scroccona per un paio di fotocopie (e lì ti viene la voglia di sbattergliene in faccia una risma intera di fogli!). Ci passi su, fai finta di non capire e inizi a formulare per bene la tua richiesta. Il tizio dello sportello, che a questo punto della storia dimostra un'acidità raramente riscontrabile in giro, ti si rivolge come se fossi scema e ti fa credere che l'operazione che sta per compiere per te richiederà chissà quante tappe e che il modulo che ti ha dato da compilare sarà il primo di altri cinquemilanovecentosettantadue moduli simili di difficoltà crescente.
Alla fine scopri che per svolgere tutta l'operazione non sono necessari più di cinque minuti perché Mr Acidità ti piazza in mano le carte che ti servono e ti prende quasi per il culo quando gli chiedi se c'è bisogno di fare altro.
Certa gente dovrebbe provare le brezza della disoccupazione visto che si dimostra così poco contenta del lavoro che svolge.
lunedì 20 agosto 2012
Agosto è un mese tragico
Agosto sembra toglierti la salute. La sensazione del sudore che ti si raffredda addosso è un disgustoso misto di piacere e fastidio. Fa male uscire tanto quanto fa male restare in casa: si muore dilaniati tra opposti inconciliabili. Agosto si può dire propriamente un mese tragico!
E gli occhi, di notte e di giorno, ti fanno male: isolare la causa del dolore è pura utopia.
Così tenti varie vie, affinché il tuo corpo riprenda un po' di vigore ma, dalle undici del mattino alle sette della sera, le speranze di respirare come un essere umano sono ben poche.
Persino la luce sembra velenosa e non trovi pace fino a quando non la vedi sparire all'orizzonte.
Ieri ho visto il sole, come una palla di metallo fuso, sparire nell'acqua: dovrebbe morire più spesso!
giovedì 16 agosto 2012
Vita aerea e vita terrestre
Ferragosto è passato in maniera quasi indolore; è incredibile come il tempo riesca a scivolare e tu non fai in tempo a renderti conto se questo correre via sia una spia che dovrebbe metterti in allarme o meno.
Generalmente non si sente il tempo che si vive, le ore dilatate sono quelle trascorse senza far nulla, le ore dell'attesa, eppure questo scivolar via ha qualcosa di imperfetto, forse per la mia mania di controllo sulla vita che mi vorrebbe contemplatrice esterna, perché è solo a vedere le cose dall'esterno che le si può controllare, solo dal di fuori si possono vedere tutte le direzioni... Alla fine, però, bisogna tornare dentro ed è così che, paradossalmente, la vita appare come un continuo entrare ed uscire dalla vita stessa; un po' come l'esistenza per gli uccelli rapaci: possono vedere la preda solo volando, devono stare lassù per orientarsi, ma per catturarla quella preda devono necessariamente buttarsi in picchiata verso la terra.
Per gli esseri umani, forse, è un tantino più complicato però, perché non sempre si è consapevoli del passaggio e poi, tra natura aerea e natura terrestre, molti si confondono e finiscono per morire di fame restando tra le nuvole o per farsi mangiare da qualche altro predatore restando troppo a lungo a terra.
Generalmente non si sente il tempo che si vive, le ore dilatate sono quelle trascorse senza far nulla, le ore dell'attesa, eppure questo scivolar via ha qualcosa di imperfetto, forse per la mia mania di controllo sulla vita che mi vorrebbe contemplatrice esterna, perché è solo a vedere le cose dall'esterno che le si può controllare, solo dal di fuori si possono vedere tutte le direzioni... Alla fine, però, bisogna tornare dentro ed è così che, paradossalmente, la vita appare come un continuo entrare ed uscire dalla vita stessa; un po' come l'esistenza per gli uccelli rapaci: possono vedere la preda solo volando, devono stare lassù per orientarsi, ma per catturarla quella preda devono necessariamente buttarsi in picchiata verso la terra.
Per gli esseri umani, forse, è un tantino più complicato però, perché non sempre si è consapevoli del passaggio e poi, tra natura aerea e natura terrestre, molti si confondono e finiscono per morire di fame restando tra le nuvole o per farsi mangiare da qualche altro predatore restando troppo a lungo a terra.
Etichette:
Ferragosto,
Riflessioni,
Tempo,
Vacanze,
Vita
Iscriviti a:
Post (Atom)




