Oggi ripensavo a Patrizia Cavalli e alla mia "tesina" triennale.
E nulla, mi è venuta voglia di condividerne qualche pezzettino in questo spazio ormai desolato (e non perché abbia smesso di essere in crisi!).
Di seguito qualche frammento del terzo capitolo, il paragrafo dedicato all'analisi di una delle liriche di Le mie poesie non cambieranno il mondo e le conclusioni.
La raccolta di esordio di Patrizia Cavalli vede la luce
anche grazie al sostegno di Elsa Morante, alla quale è dedicata. Si compone di
cinquantaquattro poesie, la prima delle quali – programmatica – dà il titolo all’opera.
Qualcuno mi ha detto/
che certo le mie poesie/ non cambieranno il mondo./ Io rispondo che certo sì/
le mie poesie/ non cambieranno il mondo.
...
"Quante tentazioni attraverso
nel percorso tra la camera
e la cucina, tra la cucina
e il cesso. Una macchia
sul muro, un pezzo di carta
caduto in terra, un bicchiere d’acqua,
un guardar dalla finestra,
ciao alla vicina,
una carezza alla gattina.
Così dimentico sempre
l’idea principale, mi perdo
per strada, mi scompongo
giorno per giorno ed è vano
tentare qualsiasi ritorno."
La
lirica si compone di un’unica strofa di quattordici versi di lunghezza
variabile, con una predilezione per il novenario.
Anche
qui la poetessa utilizza un lessico tratto dalla vita quotidiana, con un uso
massiccio di parole appartenenti al campo semantico della casa: camera, cucina, muro, bicchiere, finestra,
vicina, gattina etc. Si trova addirittura la parola cesso, che abbassa decisamente il registro linguistico e che probabilmente
l’autrice preferisce rispetto a bagno
per ragioni foniche; cesso, infatti,
è in un rapporto di assonanza con la parola finale del primo verso, attraverso.
È singolare
come a queste parole fortemente concrete se ne alternino altre decisamente astratte,
ma trattate parimenti come concrete, a partire dalle tentazioni del primo verso, che l’autrice attraversa come se
fossero parte della casa. Anche il guardar
dalla finestra del settimo verso è concretizzato, come sottolinea la
presenza dell’articolo.
Nelle
poesie di Cavalli vi è un continuo scambio tra cielo e terra, tra mondo delle
idee e realtà tangibile.
Tra
l’ottavo e il nono verso si trova una perfetta rima baciata vicina/gattina, mentre tra il dodicesimo e il quattordicesimo è possibile
riscontrare l’assonanza tra scompongo
e ritorno.
Neanche
in questa lirica mancano le ripetizioni sia di suoni sia di intere parole. Si
noti la ripetizione del suono t già
al primo verso, del suono c
(occlusiva velare sorda) tra secondo e terzo verso, ma anche il riproporsi
della parola cucina al terzo e della
parola giorno al tredicesimo.
Qui,
come altrove, le iterazioni contribuiscono a fornire un ritmo ben preciso alla
lirica, rallentano il verso, stimolano la riflessione. L’uso di parole comuni
ripetute è un invito a soffermarsi sulla parola stessa e, in secondo luogo, sul
concetto a essa collegato.
Molte
delle poesie di Cavalli pongono l’accento su una realtà prosaica di memoria
crepuscolare; lo scenario prediletto di queste liriche è la casa, la strada, la
città, luoghi ordinari dove si consuma la vita, luoghi che inducono alla
perdita dell’idea principale e
incollano poeta e lettore all’hic et nunc.
Da
notare, infine, una presenza ricorrente nelle poesie di Cavalli, quella del
gatto, animale associato, tra le altre cose, alla pigrizia e alla vita
casalinga.
...
Lessico piano, quotidiano non
equivale a lessico casuale, non scelto: questa è una delle lezioni più
importanti della poesia del Novecento, come dimostrano chiaramente le liriche
di Patrizia Cavalli analizzate in questo lavoro.
Abbassamento verso il prosastico
e apertura ai linguaggi specialistici vuol dire poter attingere a una vasta
gamma di scelte, ma anche avere una maggiore responsabilità nella decisione.
Dopo la crisi del linguaggio
poetico tradizionale, chiunque si sia detto poeta è stato chiamato a costruire
un linguaggio nuovo, a formarsi un vocabolario partendo non più dalla sola
tradizione poetica, ma dall’intero campo della lingua (in atto e in potenza).
La consapevolezza di questa impresa di costruzione e la sua riuscita, se non
uno strumento di misura preciso, rappresentano quanto meno un’utile bussola per
orientarsi nel mondo della poesia contemporanea.
Cavalli è riuscita in questa
opera di formazione lessicale. In maniera sempre più consapevole ha selezionato
le sue parole, quelle che potessero
dire la contraddizione del suo mondo, fatto di corpo e idee, di terra e cielo.
Nel dare parole al proprio
mondo, tuttavia, Cavalli dà voce a un tempo, a un’umanità e l’io singolare proprio mio diventa tuo,
suo, nostro.
Solo alla poesia e alla vera
arte in generale riesce questa singolare operazione: scavare a fondo nella
singolarità, dare parola a quel fondo, per poi scoprire che, nella sfericità
del mondo, il fondo non è altro che un nucleo comune.