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mercoledì 23 gennaio 2013

Caligine onirica

Cercando di concentrare la mia attenzione su qualcosa che non sia la lista dei nomi di pittori che devo studiare per l'esame di storia dell'arte o le dinamiche del sistema hegeliano che mi accompagneranno in maniera ossessiva almeno fino alla settimana prossima (e si spera non oltre il giorno dell'esame), mi riesce solo di badare alla pioggia che in questi giorni mi dà l'impressione di voler durare in eterno. Tutto sembra più pesante del solito, e non è che di solito ci sia qualcosa di particolarmente leggero nei miei giorni!
Persino i miei sogni sono diventati più cupi negli ultimi tempi; anche se spesso la mattina non ricordo cosa ho sognato, mi è ben chiaro come l'ho sognato: i miei sogni sono avvolti dalla caligine, da uno strato sottile di sporco che li appesantisce. 
I ricordi sembrano sottoposti alla stessa dinamica di offuscamento: anche in ciò che ricordo c'è una pellicola scura e resistente che impedisce un'archiviazione efficace.

venerdì 6 luglio 2012

E quindi fissi il buio

Certe sere il sonno proprio non vuol saperne di arrivare. 
Lo sai già prima di metterti a letto, prima che faccia buio, perché ti sembra di non aver vissuto abbastanza quel giorno.
E quindi fissi il buio quando ti spengono la luce, ricavando immagini di sogno dalla tua mente ancora sveglia, riorganizzando i ricordi per vivere un passato che non c'è mai stato e creando un futuro che probabilmente non vivrai mai. Il sole dovrebbe essere invidioso della notte per l'ispirazione che riesce a dare; sai quante immagini vengono fuori dalle tenebre! Ti danzano nella teste tutte quelle figure e, dopo un po', vorresti mandarle via perché ti lascino dormire; ma passano le ore e quelle stanno ancora là, magari hanno cambiato forma, ma stanno ancora là. Allora non puoi far altro che giocarci, combinarle, prendere un pezzo di una e montarlo su un'altra, innestare una fantasia su un ricordo o una speranza su un programma: ti colmano il cuore di gioia certi ibridi! Daresti via tutte le notti che ti restano per renderli reali!
Ed è qui, nel momento in cui massimamente desidereresti di restar sveglia, che ti coglie quel sonno che tanto ostinatamente si era rifiutato di arrivare.

lunedì 2 luglio 2012

Il Piccolo Principe e i ricordi


Questa canzone mi ha fatto ricordare una cosa che, in realtà, non ho mai dimenticato: quanto adori la figura del Piccolo Principe...
Penso che il ricordo di un libro o di un film sia spesso strettamente connesso al ricordo della persona che per prima ce ne ha parlato o, almeno a me, capita quasi sempre di fare associazioni di questo tipo.
Dunque il Piccolo Principe per me non è solo il Piccolo Principe ma è the Little Prince della mia maestra di inglese delle elementari, una donna che già da allora non riuscivo a non ammirare.
Dopo anni il Piccolo Principe è per me ancora una parte di quella donna...

sabato 26 maggio 2012

Rimozioni

Generalmente ritengo normale che alcuni ricordi dell'infanzia col tempo tendano a sbiadire, tuttavia, seppur sotto forma di traccia, qualcosa nella mia memoria tende a permanere. 
Negli ultimi giorni, però, è successo qualcosa che ha messo in crisi il meccanismo di associazione di immagini ai vari ricordi. 
Parlavo coi miei genitori ed è venuto fuori il nome di una persona che, lì per lì, mi ha detto poco e nulla, se non che quella persona, ora scomparsa, io dovevo necessariamente averla conosciuta, dovevo averci parlato, dovevo averci trascorso del tempo... 
Mi sono messa alla ricerca di un ricordo (e qui viene la parte difficile) e ho finito per trovare qualcosa che è allo stesso tempo un nulla; non sono riuscita in alcun modo a rievocare i tratti fisici della persona, tuttavia c'è una strana sensazione che mi ha accompagnata sin da quando ho iniziato a pensare al vuoto che c'è al posto del ricordo, la sensazione che, all'epoca, la persona della quale sto parlando abbia occupato in maniera forte i miei pensieri e cioè sia stata oggetto di turbamento per la mia mente di bambina, forse (è un azzardo ma qualcosa mi dice che la direzione è quella giusta...) per il modo in cui è venuta a mancare. Anni dopo, la riproposizione di una tale modalità di dipartita ha fatto scattare qualcosa che evito di approfondire...
Casualità o meno, per anni e anni mi è rimasto un buco al posto di un ricordo e, adesso che cerco di riempirlo, mi mancano del tutto i mezzi per farlo... Sopra ogni cosa mi manca un volto...

domenica 25 marzo 2012

Piccoli e grandi interrogativi

Si sa che ho il vizio di perdermi nell'Iperuranio mentre faccio le cose più semplici e, infatti, oggi, mentre maneggiavo le forbici per tagliare le unghie della mano destra, mi sono ricordata di una grande preoccupazione che da bambina mi perseguitava: quella di non riuscire, da grande, a tagliarmi le unghie con la mano sinistra senza l'aiuto di mia madre! 
Già a quei tempi la paranoia si faceva sentire e scenari apocalittici mi si stagliavano davanti agli occhi; già mi vedevo ad andare in giro con orribili artigli ricurvi lunghi decine di centimetri...
Un'altra grande preoccupazione riguardava, poi, i lacci delle scarpe; sarei mai riuscita ad allacciarmi le scarpe da sola? E nel caso non ce l'avessi fatta, da grande, sarei stata condannata a portare esclusivamente scarpe senza lacci?
Questi i grandi interrogativi di una piccola studentessa di filosofia quando ancora non studiava filosofia!
Forse, però, se  i problemi del passato, attualmente, hanno assunto queste dimensioni, c'è speranza anche per una futura risoluzione degli interrogativi di oggi. Che sarà mai rispondere a domandine del tipo: "Chi sono?", "Da dove vengo?", "Dove vado?"...

lunedì 19 dicembre 2011

Dalle vecchie lezioni liceali

Durante l'ultimo anno del liceo le lezioni di Storia dell'arte mi davano sempre un piacevole senso di stordimento e di curiosità inappagata che mi spingeva ad evadere da un mondo che mi appariva decisamente troppo ristretto. 
Tra gli autori che più mi colpirono, per quanto possa sembrare strana come predilezione, c'era Giambattista Piranesi. 
Sarà per la cura di dettagli, sarà per i toni cupi ma qualche viaggio mentale nelle carceri piranesiane me lo sono fatto spesso... 
A guardare le immagini mi sembrava di sentire un suono metallico assordante e quando cercavo di percorrere tutte quelle scale mi rendevo conto che la maggior parte finiva nel nulla...
Nelle carceri piranesiane si muore, diceva il mio professore, si muore per lacerazione... si muore per eccessiva frammentazione dell'Io aggiungo...
Una volta dentro fuggire è impossibile, devi salire e scendere e poi risalire, perderti tra le scale, e vorresti essere molteplice per percorrerle tutte e quindi, mentre sali, mandi una parte di te giù e non termini la salita... Ti potrebbe capitare di urlare, cercare aiuto, perché, se c'è un rumore così assordante, deve esserci qualcuno che lo produce. Ma le tue urla si confondono col rumore e, se pure il rumore non ci fosse, non ci sarebbero comunque orecchie umane in ascolto... La sensazione è quella della perdita totale della propria unità...

domenica 28 agosto 2011

Grilli

Senza impegnarmi in nulla proprio non so starci... Oggi vagando come un'anima in pena, tra il nonno che giocava a carte con mia sorella e la nonna che mi chiedeva se non fossi per caso arrabbiata per qualcosa, sono finita a rincorrere grilli... Ho scoperto di aver perso l'allenamento rispetto a quando avevo otto o nove anni: non ho più la pazienza di un tempo! All'epoca partivo munita di barattoli opportunamente forati, perché temevo che le bestiole potessero soffocare, e me ne stavo a saltellare nell'erba secca fino a quando non li vedevo stare decisamente stretti nel recipiente... Alla fine li liberavo perché non sapevo cosa dar loro da mangiare...

giovedì 4 agosto 2011

Buio

Questa sera si dorme dalla nonna, ovviamente non ho la benché minima traccia di sonno e ne avrò ancora meno quando poggerò la testa su un cuscino che non è il MIO cuscino... Da piccola, di tanto in tanto, per capriccio decidevo di restare qui a dormire e puntualmente a metà nottata mio nonno si doveva alzare per riportarmi a casa. Avevo paura del buio, una fottuta paura del buio, tanto che mi sembrava assumere una consistenza quasi fisica e temevo sul serio che mi avrebbe soffocata durante la notte... Nel buio, poi, vedevo e sentivo di tutto, trascorrevo notti paralizzata per paura di essere presa da "quello" che c'era fuori dal letto. A pensarci bene non ricordo da quanto tempo ho perso il vizio della lucina accesa di notte...

venerdì 29 luglio 2011

Classifica foto

Quanto sono imbarazzanti le vecchie voto?! A volte mia sorella tira fuori qualche album ed ogni volta è un trauma... Le peggiori sono quelle di Carnevale nelle quali, sola o in gruppo con la mia classe delle elementari, sembro un salame imbalsamato in quei vestiti improponibili! Subito dopo, nella classifica delle peggiori, ci sono quelle delle grandi occasioni, battesimi, comunioni e via dicendo... Nelle foto del battesimo di mia sorella non mi si poteva guardare, mi avevano convinta a spalmarmi sulla faccia un filo di trucco con effetti devastanti... In quelle della mia comunione sembravo una botte vestita di bianco dalla testa (coroncina di fiori) ai piedi (scarpette scomodissime anch'esse con dei terribili fiori)... La comunione di mio fratello? Sembrava avessi preso la scossa elettrica viste le condizioni dei miei capelli e per di più ero vestita di bianco e di azzurro... Chissà come cavolo li sceglievo i vestiti!? 
Sul podio, in terza posizione, salgono le foto di classe, sembravo un palo in mezzo ai miei compagni, tutti al di sotto della mia spalla. Ero posizionata sempre dietro a tutti o ai margini del gruppo, rigida come un morto... Che terribili visioni!

martedì 19 luglio 2011

Male di nascere

Nelle Ricerche filosofiche Ludwig Wittgenstein sostiene l'impossibilità di un linguaggio privato, che detto in parole povere è un linguaggio che non condivido con altri. C'è un esempio che riprende più volte e che mi ha fatto sempre pensare. Ammettiamo che io provi una sensazione per la prima volta e decida di chiamare questa sensazione "S"; mi propongo di scrivere una nota da qualche parte ogni qualvolta la sensazione "S" si ripresenta. Ora il quesito è il seguente: chi mi garantisce la seconda volta, la terza, la quarta e così via che io provi la medesima sensazione? Chi mi garantisce inoltre che "S" esista davvero?
Vengo a me, ad una notte lontana trascorsa in ospedale e ad una strana sensazione che mi colse niente di meno che in sogno, un sogno nel quale ero immersa nell'acqua e nella notte... Più volte dopo quel momento mi è capitato di rivivere la stessa sensazione nella realtà, anche a distanza di mesi... Ancora oggi mi capita, quando sono sola. La prima cosa che si tenta di fare in questi casi è cercare un riscontro all'esterno, si cerca la sensazione nel mondo circostante per darle un nome. L'ho cercata, nelle persone, nei libri, nulla! Per un certo periodo l'ho chiamata angoscia ma mi sono resa conto che era ben altra cosa dall'angoscia. Ogni volta dura pochi secondi, troppo poco per poterla analizzare a fondo, anche se sono felice del fatto che non duri di più. So solo che la reazione istintiva al fatto di provarla è quella di stringermi a me stessa, rannicchiarmi, cingermi con le braccia... Di qualsiasi cosa si tratti sento che è qualcosa di  profondo e radicale, qualcosa che affonda le proprie radici nel momento della nascita.
Non me ne vogliano Wittgenstein e Montale se ho scelto il nome di "male di nascere"...

lunedì 18 luglio 2011

Volevo fare la "fumettara"...

Da piccola volevo fare la "fumettara"... Fino ai quattordici anni ho avuto le dita perennemente sporche di china. Squadravo pazientemente le tavole bianche, disegnavo la gabbia, inserivo le figure e i balloons, le ripassavo con la china e poi inserivo i testi con la matita, perché da qualche parte avevo letto che i testi andavano scritti a matita. Una pazienza da monaco amanuense! Il mio vizio? Iniziavo le storie ma le finivo solo nella mia testa, ad un certo punto dell'opera mi lasciavo prendere dallo sconforto, che, nonostante i giorni e giorni di pazienza, a volte anche mesi, prima o poi arrivava, puntuale come la morte. Questo sconforto ha accorciato sempre di più i tempi, fino a quando non ho smesso di dare inizio alle mie storie, ho messo il tappo alla fantasia e mi sono data alla ragione... Per una strana coincidenza il mio ottimismo è deceduto in contemporanea con il mio sogno di adolescente.
Mi restano solo tanti personaggi su carta che aspettavano di vivere...

martedì 12 luglio 2011

Inizio

Questo pomeriggio, come è giusto che sia, mi sono dedicata un po' alla tesi, che nella settimana precedente è stata del tutto trascurata. La tesi, come il percorso della maturità, mi sa di fine e, quando parlo di fine, mi torna inevitabilmente in mente l'inizio, non quello dell'università, né quello del liceo o delle scuole medie, neanche quello delle elementari, quando le cose erano già migliorate, ma ancora più indietro...
Iniziai l'asilo piangendo e dimenandomi come un'ossessa. Detestavo stare con gli altri bambini, trovavo ridicoli i loro giochi di gruppo e vedevo le maestre (tranne una che probabilmente sarà stata una santa ad osare prendermi sulle ginocchia) come degli esseri mostruosi il cui unico scopo era quello di tenermi in gabbia. Ricordo tutto coi colori dell'autunno, forse perché tutto mi appariva triste ed interminabilmente noioso: non capivo come facessero gli altri bambini a divertirsi (ancora oggi non capisco del tutto come faccia la gente a divertirsi) e osservavo i loro misteriosi comportamenti dagli angoli più isolati. Non parlavo, non reagivo alle prese in giro, non giocavo, mi piaceva solo colorare, soprattutto con le tempere. Non ero una animale sociale, solo una piccola bestia di campagna gelosa della propria solitudine. Non volevo stare lì e se proprio dovevo volevo passare il più tempo possibile sull'altalena: ci sgattaiolavo su ogni volta che non c'era nessuno intorno. Non mi piaceva essere osservata.
Mi sembrava una cosa stupida dire le stesse preghiere tutte le mattine, ma a dispetto di questo dovevo comunque tenere le mani giunte, quelle stesse mani con cui indicavo la mia età qualora mi fosse stata chiesta (piegavo il pollice lasciando distese le altre quattro dita). Il mio caparbio mutismo portò ben presto al sorgere dei soprannomi più ridicoli, ma le mi urla interiori erano troppo assordanti perché potessi curarmi dei sussurri esterni...
Col tempo mi sono dovuta "addomesticare", non c'è stato più bisogno di trascinarmi per condurmi alla società, le ginocchia perennemente ferite sono guarite, i capelli spettinati sono stati messi in ordine, ho creato solide gabbie per la bestia.
Rousseau lo considererebbe un sacrilegio!

mercoledì 22 giugno 2011

"Ed ho pianto sul tempo che fugge e su ciò che rimane"

Stasera mi sento in sciopero per via del mal di testa e dell'imminente ripasso finale prima dell'esame. Mi concedo quindi di ascoltare a ripetizione Le rane dei Baustelle. Capita che di tanto in tanto mi fissi per una canzone e quella di questi giorni, grazie ad un'amica che me l'ha ricordata, è proprio la suddetta.
Mi ricorda che anche io da piccola catturavo le rane...

lunedì 20 giugno 2011

Ricordo di ricordo

Faccio un passo indietro.
Una data a caso da un diario: 24-08-2008

"Non saprei spiegare perché in questo momento, uno qualunque delle mie giornate qualunque, mi torna in mente un pomeriggio di primavera, in cui la cucina della mia casa era completamente inondata di luce, come un momento di estrema felicità... Con molta probabilità si trattava del secondo liceo, in quel periodo che tanto adoravo in quanto gli impegni scolastici sembravano più leggeri, alleviati com'erano dalla prospettiva della chiusura della scuola. Tutto mi appare di una leggerezza incredibile. Avevo ricevuto una telefonata quel pomeriggio di luce: circa due ore in un altro mondo lieve e piacevole, tanto diverso dal mio. Ѐ stato un attimo, una brevissima giornata senza data le cui sensazioni mi piacerebbe si ripetessero all'infinito".
Sono le cose banali che a volte si imprimono nella mente...

mercoledì 15 giugno 2011

La libertà uccide!

Oggi, come la maggior parte dei giorni della mia vita, ho studiato per gran parte della giornata. 
Eppure trovo ci sia qualcosa di diverso in queste giornate di studio rispetto a quelle del liceo... Faccio un salto nel passato (vivo metà della mia esistenza immersa nei ricordi) per rendermi conto di quanto sia stata totalizzante l'esperienza del liceo: le mie giornate erano scandite da radici di verbi irregolari e da desinenze di declinazioni improponibili nonché dal ritmo degli spostamenti di accenti acuti e circonflessi su parole delle quali dovevi ricordare il numero di sillabe. Era tutto terribilmente normale. Svegliarsi alle sei e trenta, andare a scuola, farsi un paio di interrogazioni, tornare a casa alle tredici e trenta e alle quattordici stare già sui libri e starci fin verso le undici se andava bene, fino alle due se andava meno bene: tutto normale!Arrivo all'università... e rischio di morire per overdose di libertà! Dopo tre anni di università sto ancora qui a combattere con la studentessa ginnasiale che pretende di stare sui libri fino all'ultimo minuto della sua giornata per sentirsi soddisfatta.Forse ero soddisfatta perché non avevo il tempo per pensare.