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martedì 17 dicembre 2019

Luce


Avete mai fatto caso a quanto la luce che entra nelle vostre case possa condizionare l’umore? Se non c’è la luce giusta io, ad esempio, non riesco a cominciare bene la giornata. Sono opere d’arte le giornate, sapete? Lasciate stare la vita intera, quella non si sa mai se sarà un’opera riuscita così come la vorreste… Concentratevi sulla giornata, sulla singolarità irripetibile che sono quelle ventiquattro ore.
Ecco, due giri di lancette che potete decorare come meglio credete. A ogni battito di secondo potreste piantare un albero, ci pensate? Potreste anche farvi venire l’idea che vi cambierà la vita. Potreste concepire un figlio, adottare un cane, tenere in vita l’uccellino che è caduto nel vostro cortile. Potreste persino morire! Ci pensate?
Forse no…
So a cosa state pensando, invece, in questo momento. Se possiamo, perché non lo facciamo? Che cosa tiene incollati noi umani all'ipotesi e ci impedisce di far traboccare le giornate, di far saltare in aria le lancette?
Siamo senza sangue, è questa la verità. Siamo fili d’erba che alzano la testa timidamente e solo d’estate, non siamo capaci di estendere radici verso il basso e rami verso il cielo, di affrontare gli inverni a testa alta. Non più almeno…
Dovremmo smetterla di essere morti che camminano. Il nostro vivere in caverne ben arredate ci porterà all'estinzione, perché abbiamo dimenticato come si fa a digerire la luce.
Bella evoluzione: da scimmie arrampicatrici a scimmie ipogee. In fondo era meglio quando vivevamo sugli alberi, eravamo a un piano superiore. Almeno si interagiva e non si restava seppelliti da vivi in loculi dai nomi ammalianti: monolocale, bilocale, loft, attico… Manca sempre il cielo nudo sulla testa.
Manca sempre il tempo per fare tutto, concordate? Come se consumassimo chilometri di esistenza ogni giorno. Eppure a fine giornata, allo scadere di quelle ventiquattro ore, siamo al punto di partenza. Sì, è proprio un giro: quando le lancette tornano nella posizione iniziale, dopo due corse, tutto si cancella. Che miracolo! O forse dovrei definirlo maleficio, incantesimo di un dio divoratore di vita. Perché è così, ci sembra soltanto di vivere mentre corriamo a piedi o in macchina, mentre ce la prendiamo con il tizio che ha saltato la fila al supermercato facendoci perdere tempo, appunto, mentre consumiamo in una infernale ruota le nostre maledette ventiquattro ore. Neanche scimmie più, ma stupidi criceti inebetiti dalle sbarre che li circondano: ecco cosa siamo!
Eppure la volete sapere una cosa ancora più ridicola? Io ce l’avevo un criceto una volta, una femmine per la precisione. Ha girato a vuoto nella sua ruota anche lei, ma un giorno si è accorta che la gabbia aveva una porta, ben mimetizzata tra le sbarre. Dal momento in cui è stata consapevole dell’esistenza di quella porta, ha lasciato perdere la ruota e ha iniziato a dedicarsi a quella. Che ci crediate o no, nel giro di poco tempo, ha trovato il modo di sollevare quella porta a ghigliottina.
E ora ditemi: chi è il sorcio in gabbia?
Noi di porte ne vediamo ogni giorno, stanno lì, a ogni angolo di strada, ma ci passiamo sopra, facciamo finta di non vederle. Ogni cosa bella è una porta verso la vita, ma forse preferiamo la comodità delle nostre gabbie. Ne ha fatta di fatica il mio criceto per evadere! Noi umani non siamo disposti a faticare.
Prestare orecchio al fiore che morirà domani, all'ombra che sa che dovrà dileguarsi per far spazio al mezzogiorno non è facile, lo capisco… La bellezza della mortalità spaventa, ma è l’unica via che possa portare a riempire quelle ventiquattro ore. Riempirle davvero!
La routine, le giornate sempre uguali hanno un vantaggio: l’illusione dell’eternità. Ripetete, ripetete, ripetete… e alla fine una sorta di illusione ottica delle idee vi fa credere che la copia avrà sempre un’altra copia, all'infinito. Ma non funziona così. Il criceto muore nella ruota alla fine, mentre miliardi di altre ruote continuano a girare.
Attraversare la porta non vuol dire non morire, vuol dire sapere che si dovrà morire e lasciare che questa consapevolezza illumini tutto. Quando la morte illumina, quelle ventiquattro ore cambiano i colori della stanza, cambia il vostro volto nello specchio e i volti della gente che vi circonda.
È un dolore acuto, una lama sottile infilata sotto pelle, che non vi abbandonerà più. Ma il dolore vi sveglia, vi rinvigorisce i sensi e finalmente vi fa lasciare la vostra angusta tomba ben arredata, nella quale non sopporterete più di stare prima del tempo.
Diventerete avidi di sole a quel punto, accarezzerete la terra affondando le dita nell'erba umida del mattino, per farci pace prima di tornare a essere parte di essa.

venerdì 22 novembre 2019

Cerco di separare il giorno dalla notte


Le guarigioni sono troppo lunghe… Individuato il problema, rimosso il problema, immagini che di lì a poco potrai riprendere a pieno ritmo la vita di prima, e invece ti ritrovi ad affrontare un corpo che non ne vuol sapere di rimettersi in moto alla velocità precedente. Ti guardi allo specchio e ti dici che in fondo sembra non sia successo niente, che non c’è motivo di star lì a rimuginare…e ti dimentichi, nel frattempo, che sei una che ci ha messo trent'anni per fare il primo vero respiro… Anzi, forse ancora lo deve fare davvero! E, nonostante spray e creme varie, provi ad annusare qua e là, sentendoti molto animale… le lenzuola e i vestiti lavati, lo shampoo, le care vecchie candele alla vaniglia, il caffè... Cavolo se è forte l’odore del caffè, vince il vago sentore di mandorle della pomata che devi aspirare neanche fossi una cocainomane! Ti chiedi di cosa profumino davvero le persone che hai amato, che ami…
È tutto così lento… Ritornare piano piano a fare le cose di prima, sebbene la tua assenza sia stata di pochi giorni. Ma ormai lo sai bene che il tempo si contrae e decontrae a seconda del modo in cui lo percepisci, delle cose che fai o non fai: puoi arrivare a fine giornata con la sensazione di esserti svegliata il mese scorso. Poi ci sono eventi che ti scagliano fuori dal tempo, e lì non ci capisci più nulla quando ti risvegli. Mi chiedo, ad esempio, dove sono stata dalle 9:00 alle 12:00 del 6 novembre scorso… Credo nello stesso luogo in cui vado mentre dormo, ma non se sono certa. Lì di sicuro non c’era tempo e ha continuato a non esserci per i giorni successivi… Notte e giorno si sono capovolti, mescolati, fusi e scinderli di nuovo non è stato facile. Cerco ancora adesso di separare il giorno dalla notte, ma la diga che ho costruito è piena di buchi. Bisogna ripararla, perché questi frammenti di notte che mi assalgono in pieno giorno sono pericolosi. L’assenza di tempo, sperimentata per pochissimo, sembra aver aperto un varco e devo stare attenta a cosa lascio passare…

sabato 9 novembre 2019

Nasci ogni volta che torni dal dolore


L’esperienza del dolore fisico è quanto di più autentico si possa vivere, ti incolla al qui e ora senza che tu abbia la possibilità di fuggire. Non puoi pensare a nient’altro. Diventi il tuo dolore, ti identifichi completamente con esso, tirando calci e pugni contro tutto quello che viene dall'esterno e cerca di tenderti la mano. Niente come il dolore ti dice con chiarezza che non abiti un corpo, sei proprio quel corpo. Niente ti scolpisce così come fa una ferita. Niente ti restituisce meglio a una dimensione animale e istintiva. Se il piacere ti espande, facendoti perdere i confini, il dolore ti “concentra”: sei un punto di materia in agonia. “Non puoi ignorarmi” ti dice il dolore. Quando torni da lì è come se dovessi reintegrare tutta la realtà in te, poco alla volta, riassorbirla un pezzetto al giorno. Ed è lì che ti rendi conto che non è proprio più come prima. Ti sei vista punto, riscoprirti retta, piano, poi spazio ha la forza di una nuova nascita. Nasci ogni volta che torni dal dolore; apri gli occhi e vedi, ascolti le voci intorno, ti muovi e tocchi ciò che ti circonda, senti i sapori e gli odori. Ecco, per ora mi manca quest’ultimo passo…

lunedì 4 novembre 2019

Oggi è una giornata di vento: raccolgo le forze per non infrangermi

Oggi è una giornata di vento, una di quelle in cui la natura sembra urlare, sembra voler dare una scossa al mondo intero. Oggi sento tutto di più, quasi colta da una forma di ipersensibilità, che mi porta a essere lenta, a soffermarmi.
È incredibile come un distacco momentaneo e forzato dall'abitudine possa incidere sul modo di sentire e di pensare. Non credo capiti solo a me, anche se mi rendo conto che una certa impostazione caratteriale mi porti ad amplificare ogni stimolo.
Domani mi ricovero in ospedale; niente di tragico, ma la cosa mi ha dato uno stop abbastanza perentorio. E io sono abituata a correre, sono drogata di “fare”. 
Sono anni che mi dico: “Devo prendermi una pausa, devo fare una vacanza”. Ho rimandato di mese in mese, di anno in anno… Sapevo, in fondo, che mi sarei fermata solo per dovere.
E adesso sto qui a pensare, a rimuginare sui giorni che mi aspettano, sulle sensazioni non troppo piacevoli che sono dietro l’angolo, visto che non mi illudo che un’operazione, anche se di routine, mi faccia fare i salti di gioia il giorno successivo. Banalmente mi guardo anche la faccia e mi chiedo se dopo vedrò qualcosa di diverso, anche se impercettibilmente diverso. Mi sento Gengè Moscarda, c’è da ammetterlo.
Sento anche l’irrazionale impulso di dire parole mai dette… La mia mente si incaglia in quelle cose che avverte come sospese. E ce ne sono più di quante immaginassi fino a qualche ora fa, perché in questo momento ho come acceso i riflettori su zone in ombra più o meno estese: potere dei piccoli eventi che infrangono il magico ripetersi del tempo!
Oggi sono fragile, diciamolo pure; nei prossimi giorni lo sarò anche di più.
Raccolgo le forze per non infrangermi

venerdì 4 ottobre 2019

Ci sono cose che non si possono dire

Ci sono cose che non si possono dire.
Ci sono cose che non si possono dire perché le emozioni sono bombe e tu sei in un campo minato.
Ci sono cose che non si possono dire perché la verità a ogni costo è un valore assoluto solo nella tua stupida testa corrosa dalla filosofia.
Ci sono cose che non si possono dire perché non si presenterà mai l’occasione propizia per non fare del male a nessuno.
Ci sono cose che non si possono dire perché i segreti hanno sempre troppi protagonisti.
Ci sono cose che non si possono dire perché se dicessi semplicemente “me ne frego” non saresti tu.
Ci sono cose che non si possono dire perché l’amore è una strada dritta e soleggiata solo nei film.
Ci sono cose che non si possono dire perché altrimenti, poi, dovresti dire anche altre cose, e altre cose, e altre cose, per far tornare i conti.
Ci sono cose che non si possono dire perché hanno diritto a esistere solamente nei sogni.
Ci sono cose che non si possono dire perché le vite degli altri devono continuare ad andare così.
Ci sono cose che non si possono dire perché senti di non avere il diritto di turbare un’anima che ha già sofferto.
Ci sono cose che non si possono dire perché è meglio che esploda un cuore soltanto e gli altri continuino a battere.



mercoledì 18 settembre 2019

Nella vita bisogna far rumore: breve autoanalisi


Nella vita bisogna far rumore, è necessario farsi sentire, urlare invece di parlare. I sussurri sono coperti dai pensieri altrui. I sussurri tutti fingono di non averli sentiti. Si può vivere in due modi: in punta di piedi o con passo pesante. Mio malgrado, ho sempre camminato a passi felpati.
Oggi mi sono ritrovata tra le mani una lettera, risalente a moltissimi anni fa, che mi ha mostrato in maniera impietosa un filo ininterrotto che attraversa la mia vita.
“Di te non mi ero proprio accorta” mi scriveva la persona con un inchiostro blu traballante, tra un complimento e l’altro.
Ed ecco la costante…
Un’altra persona, anni più tardi, mi avrebbe detto: “Fai troppo poco rumore nella mia vita”.
Mi fermo, perché a rifletterci mi vengono in mente tante altre frasi che sono diverse declinazioni dello stesso concetto, che mi appare adesso come un inconsapevole (a volte!) pugno nello stomaco da parte di tanti che avrebbero voluto in quel modo sottolineare un valore.
Non far rumore, però, è una virtù difettosa. Diventi parte dell’arredamento senza accorgertene e chi ti sta intorno, senza volerti fare del male, ti tratta come tale. Gli oggetti non urlano, non piangono, non soffrono, semplicemente “stanno”. Le persone si rendono conto della loro assenza soltanto quando non assolvono più alla funzione alla quale erano deputati. Arrivate a quel punto, decidono o di sostituire l’oggetto o di riprenderselo a tutti i costi, se funzionava proprio bene.
“Ho bisogno di te” è la peggior dichiarazione che si possa fare a un altro essere umano, è come dire “Ho bisogno che tu ti rimetta sulla scrivania immobile e mi faccia luce come hai fatto fino all'altro ieri” oppure “È necessario che tu stia all'angolo vicino alla finestra perché io possa sedermi su di te e tirare un sospiro di sollievo quando ne sento il bisogno”.
È una vita di attese quella di chi non fa rumore.
Non penso si possa condannare qualcuno per il “non vedere”, “non accorgersi”, in fondo è una legge di natura: siamo catturati da ciò che è più appariscente. E d'altronde anche il silenzio, per quanto vi possa essere una predisposizione caratteriale, è una scelta.

martedì 27 agosto 2019

Case, buchi e catacombe

Stasera ho proprio voglia di raccontare fatterelli di poco conto, di quelli che ero solita narrare su questo blog quando ero una giovane e spensierata studentessa di Filosofia, con il naso rivolto perennemente al cielo in pieno stile "Talete nel pozzo".
Ebbene, il titolo di questa storia potrebbe essere "Gnothi seauton...e possibilmente pure le mura dove abita 'sto seauton!"... perché, dopo due anni di insediamento in questa oscura casetta in quel di Fisciano, ancora faccio scoperte inquietanti. 
Passino i due camini murati, che nelle giornate di vento producono sinistri rumori, passi il forno da fornaio, anch'esso murato e non meno sibilante, ignoriamo anche i tubi a vista, tappati con carta, la cui funzione mi è ignota (spero sempre non abbiano a che fare con le fogne), l'intercapedine nel muro scoperta in seguito alla caduta di pezzi di intonaco e quello che ho ribattezzato il "buco del diavolo" (in realtà una vecchia legnaia sigillata)... Ma il mistero del rientro dietro l'armadio mi ha gettata nel panico! 
Torniamo a qualche settimana fa, inizi di agosto; dovevo partire per trascorrere una decina di giorni dai miei. Sistemo la casa, il gatto, faccio le valigie... Nella concitazione, tiro con troppa forza l'ultimo cassetto dell'armadio e mi rendo conto che alcuni indumenti sono finiti dietro al cassetto stesso. Convinta di averlo già fatto in passato, estraggo tutto il cassetto e tra le mani mi ritrovo, qualche istante dopo, un reggiseno... Niente di strano nella casa di una ragazza, direte! Lo guardo: azzurro a pois bianchi, merletti vari, decisamente qualche misura in più della mia... No, proprio non è mio! Penso alle altre donne che eventualmente ho ospitato a casa e... No! Il reggiseno misterioso non può essere loro! Lancio un'altra occhiata e mi ritrovo davanti la maglietta di un pigiama, anch'essa femminile... Pure quella decisamente non è mia!
Lo so, sembra il preludio di una sorta di film erotico, ma vi assicuro che il genere adeguato è piuttosto l'horror.
Mi decido a sbirciare con una torcia nello spazio prima occupato dal cassetto e mi rendo conto che manca il muro dietro l'armadio... Vedo solo un buco del quale non scorgo la fine... Mi affretto a rimettere a posto il cassetto, tra un brivido e un'imprecazione, finisco di fare i bagagli e parto.
Oggi, oltre venti giorni dopo, mi sono fatta coraggio e mi sono decisa a spostare l'armadio, poco alla volta, ben attenta a non rompere sigilli, scoperchiare vasi di Pandora, evocare involontariamente demoni e fantasmi... Coperto da una (inutile) tendina, ho scoperto un rientro nel muro bello profondo, una sorta di nicchia con delle mensole in muratura, che mi ha ricordato da subito i fori scavati nelle pareti delle catacombe... sì, quelli dove piazzavano i morti! Nonostante tutto, ho tirato un sospiro di sollievo: una porta o una finestra sarebbero state decisamente peggio. Metti che inavvertitamente mi trovavo a Narnia... chi li avvisava amici e parenti!?
Ho atteso che la gatta esplorasse la catacomba domestica, poi ho rimesso l'armadio al suo posto e ho ripreso il lavoro. Dormirò di certo sonni più tranquilli...

mercoledì 27 febbraio 2019

Il lusso dell'incompletezza

Mi sembra passata una vita dall'ultima volta che ho scritto su questo mio "diario pubblico"... E forse non è che sembra solamente, è davvero così, me ne rendo conto nel momento in cui provo a riassumere gli avvenimenti dell'ultimo anno e mezzo. Quante vite ho vissuto nel frattempo? Una, nessuna e centomila... a seconda dei punti di vista. 
La data dell'ultimo aggiornamento mi ha messo una gran malinconia, mi parla chiaro: non ho più molto tempo per me stessa. Da una parte è un bene, vuol dire che ho un lavoro, ho degli impegni, non ho più quegli innumerevoli spazi vuoti, croce e delizia di ogni disoccupato; dall'altra, però, questo blog mi sembra una casa abbandonata, una vecchia dimora che mi ha dato tanto e dove ho lasciato ricordi su ricordi. A volte ci torno solo per leggere quello che ero e vi trovo le macerie sulle quali ho eretto la mia vita attuale. In fondo i calcinacci sono utili per riedificare...
Come ai vecchi tempi, dunque, mi limito a lasciare un pensiero, sconnesso e imperfetto... Mi concedo il lusso dell'incompletezza, almeno qui...

martedì 4 luglio 2017

Lo spazio del di più

Da quando ho deciso di fare la persona seria e crearmi un sito altrettanto serio, questo è diventato lo spazio di ciò che è in esubero, del resto. Sì, proprio di quel di più che si accumula alla fine di ogni giornata, quel tarlo che, nonostante i mille pensieri "concreti" (soldilavorospesetelefonateemailcorrezioniletture...), resta lì a pungolarti come ciliegina sulla torta mentre cerchi di prender sonno. 
Avverti quella fastidiosa sensazione dai contorni talmente sfocati da sembrare inesistenti, sta lì a ricordarti che qualcosa non torna, che qualche elemento è fuori posto. Ti fermi a ripercorrere la lista dei pensieri con alta priorità e ti rendi conto che questo "qualcosa", stranamente, non è tra essi. Come fa una cosa che ti ossessiona a non essere in cima ai tuoi crucci di giornata? Semplice, mentre il cervello calcola, programma e quant'altro, subdolamente l'ambascia senza nome si gonfia, cresce e attende il momento più opportuno per poterti schiacciare, precisamente quando, stanca, abbassi le difese. All'improvviso il mostro che ti abita dentro si palesa, ti ricorda che gli appartieni, che puoi fingere indifferenza finché vuoi, ma alla sera ci sarà sempre lui ad attenderti. Tu non gli hai tributato la giusta attenzione durante la giornata, sei colpevole di questo. Pretende spazio e cura, quella che i tuoi sensi, ormai iper-sviluppati dal primo al sesto, non vorrebbero accordargli, perché sanno fin troppo bene che li saturerà tutti con la sua presenza. 
Dunque cosa fare? Liberarsene è da escludere, sarebbe come tagliarsi via un arto se non di più. L'unica strada percorribile prevede che lo si lasci sciogliere pian piano, fino a vederlo condensato sul foglio, in caratteri comprensibili al resto dell'umanità.

sabato 31 dicembre 2016

Auguri 2017


Gli insegnamenti di quest’anno li affogo nel silenzio. Col volgere dell’anno vorrei cancellare ricordi e paure, ma so fin troppo bene che non è cosa umana modificare ciò che è stato. Avere la forza di cambiare i miei occhi… questo forse si può…     
Qualche anno dura più degli altri, per la quantità di vita che con violenza inaudita vi si insinua; la subdola vita si infiltra furtiva tra i giorni, tra le ore, persino tra i minuti e appesantisce quei dodici mesi altrimenti destinati a volare via impietosi. Cosa sia meglio non l’ho ancora capito, se l’anno che vale doppio o quello che slitta via come un’anguilla silenziosa. Cosa sia meglio (questo l’ho capito) non lo potrò mai stabilire a priori, dovrò sporcarmi di esistenza e capirlo sempre e di nuovo ad ogni caduta.
È così che, per questo 2017, posso solo augurare questo:     

che dal fango di tutte le nostre rovinose frane, dalle crepe dei più devastanti terremoti della nostra interiorità nascano dei fiori che nessuno ha mai visto prima, perché, come diceva uno più grande di me, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”;

che la bellezza riesca a farsi strada attraverso gli interminabili strati di oscurità che troppo spesso troviamo lungo la nostra strada, perché, se tutto è allo stesso modo senza peso, un solo grammo di bello può fare la differenza tra un giorno perso e uno da ricordare;                            

che un senso al dolore giunga sempre a giustificare ogni nostra sofferenza, perché la sofferenza senza senso è la via più breve per la follia;           

che le ferite della mente possano trasformarmi nello spazio necessario per la sua stessa crescita, perché la frattura è il presupposto per l’espansione se si riempie il vuoto con nuova coscienza;          

che la consapevolezza accompagni ogni minima azione che compiamo, perché le cose fatte senza consapevolezza finiscono nell'oblio ed è come se non fossero mai esistite;            

che la forza di cambiare noi stessi non ci abbandoni mai, perché nulla resta uguale nel tempo e, per sopravvivere e saltare da un anno ad un altro, bisogna compiere tutti i differenti passi che la danza chiamata Vita richiede.

Buon 2017

lunedì 22 agosto 2016

Eterno presente

Il tempo dell'inconscio è l'eterno presente... Ogni cosa accade ora e per sempre, e coesiste con tutte le altre che sono accadute... Non esiste distinzione tra un prima e un dopo... Qualsiasi cosa mi sia successa si ripete ad ogni istante, resa intollerabile dalla forza di tutte le altre cose intollerabili... È un attimo eterno che non si muove, è sempre attuale e ineliminabile, come la peggiore delle maledizioni... Ripeto perciò le stesse cose, ritorno sugli stessi punti. Il perché è tutto qui: il passato non esiste, dal momento che nulla è davvero passato. È tutto qui sotto i miei occhi, ora e sempre, nella sua destabilizzante consfusione. È davvero l'eterno ritorno nella sua realtà più cruda e crudele...

lunedì 20 giugno 2016

Su volontà e necessità: il suicidio

Ripensando all'ultimo post e alla questione della decisione che diventa necessità mi è venuto in mente che forse, tra tutti, un esempio è più chiaro e lampante di tutti gli altri possibili: quello del suicidio.
Credo che siano un po' tutti d'accordo sul fatto che, se si escludono gravi forme di malattia mentale, il suicidio sia un atto arbitrario, è la decisione presa dalla coscienza di autosopprimersi, di fare un balzo nel non-essere... Eppure, per il suicida, l'atto di estrema negazione di sé è tutt'altro che arbitrario, al contrario la morte si presenta come una inevitabile necessità. Il suicidio è la volontà che non vede vie d'uscita e si autoelegge a necessità stringente; di fronte a sé vede una sola strada dritta percorribile... la vita diventa scelta inconsistente e abbandonarla è inevitabile...
Per Schopenhauer il suicidio è la Volontà che torna a manifestarsi più virulenta di prima proprio nel momento in cui si crede di essere sfuggiti al suo giogo,  è desiderio estremo di vivere come Lei stessa impone, a dispetto del mondo. 
Forse su questo Schopenhauer aveva ragione...

sabato 18 giugno 2016

Ascoltando i non-pensieri

Oggi pensavo che l'incapacità di articolare i propri non-pensieri in una forma definita forse dovrebbe essere ogni tanto assecondata, lasciando che vengano a galla anche quelle mezze sentenze che la parte più profonda della mente trasmette alla sua socia cosciente...
Così viene alla luce che credo sempre alle persone che hanno dato il peggio di sé... perché... perché semplicemente non fingono buoni sentimenti che non hanno... 
E viene fuori che mi fido dei giudizi negativi perché mi fanno pensare, mi distruggono le sicurezze e mi fanno evolvere... perché quello che voglio di più è cambiare in continuazione... Desidero fortemente la morte della me stessa di un'ora fa...
E poi mi trovo a riflettere sul perverso meccanismo che trasforma la volontà in necessità... È la decisione, implacabile, inevitabile nella sua aleatorietà... È l'impercettibile salto tra la possibilità e l'essere in atto, che si consolida man mano in storia individuale. 
È tutto fumo, ma fingiamo che non possa non essere...
  

lunedì 13 aprile 2015

Incubi limpidi

Ci sono i periodi di sonno normale e poi ci sono quelli degli incubi. 
Nulla di straordinario, si tratta di una serie di notti durante le quali mi sveglio mille volte sotto l'influsso di immagini vivide e per nulla piacevoli. I personaggi dei miei incubi, in genere, sono persone che conosco e che, di punto in bianco, assumono un'aura inquietante. 
La cosa anomala, nelle notti passate, è stata l'ordine col quale i personaggi sono comparsi sulla scena; in genere questi sogni sono particolarmente confusi, i volti non sono ben definiti, le trame si spezzano o si confondono... Ma questa volta, per tre notti, ho avuto incubi limpidi, puliti, chiari come un cristallo... Certo un cristallo grigio, ma pur sempre un cristallo. 
Quando aprivo gli occhi ricordavo tutto come se mi fosse accaduto qualche ora prima e tutto mi feriva come se fosse accaduto qualche ora prima! Forse do tanta importanza ai miei incubi, li amo tanto, perché mi sanno indicare in maniera chiara i miei punti più vulnerabili. I sogni inquietanti sono una scuola perfetta per conoscere se stessi, sono un dito puntato verso le ferite ancora infette, quelle che credevamo guarite, chiuse, suturate con metri di filo ma che, alla fine, si rivelano dei vulcani ancora attivi, pronti ad esplodere e ad uccidere se non si provvede per tempo.

martedì 3 febbraio 2015

Pausa

Avete presente quando seguite il filo di un pensiero e, all'improvviso, quello decide di dissolvervisi sotto il naso, come se non fosse mai esistito? E avete presente quando questo non succede una sola volta, o due, o tre al giorno, ma di continuo? Ebbene da un tempo che non riesco a calcolare con esattezza mi succede proprio questo: mi ritrovo per la testa un "fascio" di pensieri, stanno tutti lì in attesa che li si porti a svolgere la loro traiettoria potenziale, ma, quando provo a seguirne uno fino in fondo, quello evapora.
Lo potrei chiamare dramma del tentativo a vuoto, del buco nell'acqua oppure sindrome da interruzione logica cronica, il succo non cambia. Non riesco più a concatenare i pensieri come vorrei e come dovrei. Le implicazioni logico-deduttive sono temporaneamente sospese. Sono in sospensione forzata da ogni punto di vista: qualcuno ha schiacciato il tasto PAUSA e si è dimenticato di riavviare.

sabato 13 dicembre 2014

Resti di una giornata persa

A volte penso che il segreto, non della felicità, ma quanto meno della serenità, stia nell'accettare la semplice verità secondo la quale ci sono giorni in cui si dovrebbe rimanere a letto, non alzarsi, non uscire di casa, non fare assolutamente NULLA. Per tentare di aggiustare una cosa e fare un passo avanti spesso ci si rovina l'umore, quando non si fanno danni.
Ma siamo realistici, non credo sia possibile non mettere i piedi a terra la mattina: il mondo non si mette in pausa, dunque si può dire addio anche alla semplice possibilità di una serenità prolungata.

venerdì 24 ottobre 2014

Coincidenze

Tre autori su cui mi sono trovata a riflettere negli ultimi giorni:

1 - Sono ritornata su alcuni punti della mia tesi di laurea e quindi su Peter Szondi.
2 - Ho letto i pochi scritti in prosa del poeta Paul Celan.
3 - Ho iniziato a leggere qualcosa di Cesare Pavese: erano anni che mi riproponevo di procurarmi Il mestiere di vivere.

Ora, dopo giorni e giorni che passo dall'uno all'altro, mi rendo conto che le loro vite hanno una cosa in comune: a qualche bravo umanista il compito di capire cosa.

martedì 21 ottobre 2014

Buone novelle and me

Che ci sia forse da preoccuparsi quando si inizia ad avere il terrore di aprire la posta elettronica per paura di trovare qualche e-mail che peggiori irreparabilmente il proprio umore? 
E che dire del postino che causa attacchi di ansia acuti ogni volta che si presenta sotto casa col suo malloppo di scartoffie inquietanti?
E anche il telefono, non è che mi sembri un oggetto tanto rassicurante ultimamente. 
Si vede che le buone novelle sono state all'ordine del giorno ultimamente! Sul fatto, poi, che io abbia un rapporto complicato col concetto di "buone nuove" in generale, dopo tutto, non ci piove.

venerdì 19 settembre 2014

Distacco

Non smette mai di stupirmi la semplicità con la quale, a volte, riesco a distaccarmi da oggetti ai quali in passato sono stata molto legata. Mi sono ritrovata di fronte ad una catasta di cappelli ammucchiati nell'armadio: ne facevo un uso spropositato si può dire! Mi aspettavo una fitta da qualche parte nel petto quando li ho buttati via ma non ho sentito nulla. Mi aspettavo troppo da me stessa... 
Life is beautiful: questo mi resta!

lunedì 23 giugno 2014

Pessime annate

Ci sono anni che definire pessimi è poco: ti tolgono tutto, anche te stessa, e lasciano dietro di sé una scia di sfortunati eventi che si prolunga per gli anni successivi.
Nella mia vita fino ad ora il 2011 si conferma sul podio come il peggior anno che abbia mai vissuto: lo sto scontando ancora goccia dopo goccia, incazzatura dopo incazzatura!
In alternativa potrebbe essere un brutto periodo che si prolunga oltre ogni più buia prospettiva e lo dico ben consapevole di non essere affetta dalla cosiddetta sindrome di Paperino...