Visualizzazione post con etichetta Vita di tutti i giorni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vita di tutti i giorni. Mostra tutti i post

lunedì 25 luglio 2022

E tu, vuoi lavorare in un call center?

Quando decidi di cambiare città, cambiano anche le esigenze, dunque ti rimbocchi le maniche e, da brava giovane che non vuole lavorare, ti metti alla ricerca di un lavoretto (il terzo) che possa in qualche modo rendere dignitose le tue entrate.
E allora, inevitabili come la morte, come il discorso di Mattarella a Capodanno, ti piombano davanti i call center con i loro accattivanti annunci, con gente che sorride a 39 denti. 
Sai di averli scartati già anni fa, sai che hanno una fama peggiore di quella di Enea e Didone quando la Fama li sput**na, ma ti dici che forse forse un tentativo lo puoi fare.
Allora mandi il curriculum e loro ti contattano! Ti contattano pure subito! Perché tanto mica hanno perso tempo a leggerlo il curriculum! Ma questo lo scopri dopo...
Per non tirarla per le lunghe, chiedo subito informazioni che a una persona che lavora seriamente non dovrebbero interessare, ad esempio le ore lavorative, la paga, il tipo di contratto. Mi dicono che c'è un fisso di 400 euro, per quattro ore di lavoro al giorno da casa, per cinque giorni a settimana, con un contratto di collaborazione continuativa. Mi faccio due conti e mi dico che tutto sommato, se posso stare a casa e mi danno un fisso, può valerne la pena di prendersi qualche parolaccia e un centinaio di telefoni chiusi in faccia. Anche se, facendo un calcolo anche più rapido, 400 euro, diviso 100 ore mensili (che sono quelle richieste), sono 4 euro all'ora... Ma non facciamo troppo gli snob, su! In fondo mica te l'ha ordinato il medico di scegliere il classico, e poi filosofia, e poi di iscriverti ancora all'università a lettere classiche! 
Subito però mi sorge un dubbio: la tipa con cui ho parlato non ha specificato se fossero netti o lordi i 400 euri. Dopo una piccola epopea per ricontattarla, mi dice che ovviamente sono lordi... ma non mi devo preoccupare, eh! Ci sono i bonus, i premi, i superpremi e il cinquepermilleallachiesacattolica! In ogni caso mi spiegherà tutto la tutor nei tre giorni di formazione.
Sorvolo sui programmi da scaricare e tutto il resto e arrivo a oggi, il tanto atteso PRIMO GIORNO DI FORMAZIONE!
Siamo tutte donne, di età diversa, provenienti da luoghi d'Italia diversi, stando all'accento. Ci chiedono subito se abbiamo avuto esperienze nel settore in precedenza e, tranne la signora che ha fatto la cartomante (divertendosi pure tantissimo a quanto pare), siamo tutte più o meno novelline.
Ascolto. Seguo i discorsi come ero solita fare durante le lezioni all'università. E purtroppo scopro che la filosofia mi ha trasformato in una specie di Laocoonte (però mi sto zitta e mi risparmio i serpenti stritolatori). Capisco al volo dove vogliono andare a parare le nostre tutor quando parlano, anzi prima che parlino. Capisco che dovremo raccontare un bel po' di ca**ate al cliente ("bugie bianche" me le definiscono). Capisco che venderemo una cosa della quale non capiremo un'acca neppure dopo la formazione (basta imparare a memoria un po' di formule da ripetere come un mantra). Capisco soprattutto che non ci pagheranno neppure quei circa 300 euro annunciati, perché quelli lì te li danno solo se chiudi un certo numero di contratti, altrimenti ti pagano a ore... ma ore in cui effettivamente parli, mica quelle che perdi inattivo davanti al PC! In fondo è il mio sogno proibito restare quattro ore davanti al computer completamente immobile, con le cuffie, un programma aziendale aperto ma senza fare nulla. Le ore effettivamente retribuite, se tutto va bene, sono due su quattro. Ah, e sono pagate se arrivi almeno a 15 ore, se ne fai 14 e 59 no. 
Ciliegina sulla torta? Prevedendo di farci iniziare gli ultimissimi giorni di luglio, in quel periodo saremo retribuite solo per i contratti chiusi, le ore non verranno pagate. Ora ditemi, quante possibilità di fare un contratto ha una che ha appena iniziato questo tipo di "lavoro"? Ma loro hanno la soluzione: "Se avete parenti...".
Una macchia perfetta, non c'è che dire! 
Adesso sono indecisa se seguire la seconda puntata di questa appassionante docuserie sul lavoro in Italia. E soprattutto se correre a compare le cuffie che servono per le telefonate! 

lunedì 4 novembre 2019

Oggi è una giornata di vento: raccolgo le forze per non infrangermi

Oggi è una giornata di vento, una di quelle in cui la natura sembra urlare, sembra voler dare una scossa al mondo intero. Oggi sento tutto di più, quasi colta da una forma di ipersensibilità, che mi porta a essere lenta, a soffermarmi.
È incredibile come un distacco momentaneo e forzato dall'abitudine possa incidere sul modo di sentire e di pensare. Non credo capiti solo a me, anche se mi rendo conto che una certa impostazione caratteriale mi porti ad amplificare ogni stimolo.
Domani mi ricovero in ospedale; niente di tragico, ma la cosa mi ha dato uno stop abbastanza perentorio. E io sono abituata a correre, sono drogata di “fare”. 
Sono anni che mi dico: “Devo prendermi una pausa, devo fare una vacanza”. Ho rimandato di mese in mese, di anno in anno… Sapevo, in fondo, che mi sarei fermata solo per dovere.
E adesso sto qui a pensare, a rimuginare sui giorni che mi aspettano, sulle sensazioni non troppo piacevoli che sono dietro l’angolo, visto che non mi illudo che un’operazione, anche se di routine, mi faccia fare i salti di gioia il giorno successivo. Banalmente mi guardo anche la faccia e mi chiedo se dopo vedrò qualcosa di diverso, anche se impercettibilmente diverso. Mi sento Gengè Moscarda, c’è da ammetterlo.
Sento anche l’irrazionale impulso di dire parole mai dette… La mia mente si incaglia in quelle cose che avverte come sospese. E ce ne sono più di quante immaginassi fino a qualche ora fa, perché in questo momento ho come acceso i riflettori su zone in ombra più o meno estese: potere dei piccoli eventi che infrangono il magico ripetersi del tempo!
Oggi sono fragile, diciamolo pure; nei prossimi giorni lo sarò anche di più.
Raccolgo le forze per non infrangermi

mercoledì 18 settembre 2019

Nella vita bisogna far rumore: breve autoanalisi


Nella vita bisogna far rumore, è necessario farsi sentire, urlare invece di parlare. I sussurri sono coperti dai pensieri altrui. I sussurri tutti fingono di non averli sentiti. Si può vivere in due modi: in punta di piedi o con passo pesante. Mio malgrado, ho sempre camminato a passi felpati.
Oggi mi sono ritrovata tra le mani una lettera, risalente a moltissimi anni fa, che mi ha mostrato in maniera impietosa un filo ininterrotto che attraversa la mia vita.
“Di te non mi ero proprio accorta” mi scriveva la persona con un inchiostro blu traballante, tra un complimento e l’altro.
Ed ecco la costante…
Un’altra persona, anni più tardi, mi avrebbe detto: “Fai troppo poco rumore nella mia vita”.
Mi fermo, perché a rifletterci mi vengono in mente tante altre frasi che sono diverse declinazioni dello stesso concetto, che mi appare adesso come un inconsapevole (a volte!) pugno nello stomaco da parte di tanti che avrebbero voluto in quel modo sottolineare un valore.
Non far rumore, però, è una virtù difettosa. Diventi parte dell’arredamento senza accorgertene e chi ti sta intorno, senza volerti fare del male, ti tratta come tale. Gli oggetti non urlano, non piangono, non soffrono, semplicemente “stanno”. Le persone si rendono conto della loro assenza soltanto quando non assolvono più alla funzione alla quale erano deputati. Arrivate a quel punto, decidono o di sostituire l’oggetto o di riprenderselo a tutti i costi, se funzionava proprio bene.
“Ho bisogno di te” è la peggior dichiarazione che si possa fare a un altro essere umano, è come dire “Ho bisogno che tu ti rimetta sulla scrivania immobile e mi faccia luce come hai fatto fino all'altro ieri” oppure “È necessario che tu stia all'angolo vicino alla finestra perché io possa sedermi su di te e tirare un sospiro di sollievo quando ne sento il bisogno”.
È una vita di attese quella di chi non fa rumore.
Non penso si possa condannare qualcuno per il “non vedere”, “non accorgersi”, in fondo è una legge di natura: siamo catturati da ciò che è più appariscente. E d'altronde anche il silenzio, per quanto vi possa essere una predisposizione caratteriale, è una scelta.

martedì 27 agosto 2019

Case, buchi e catacombe

Stasera ho proprio voglia di raccontare fatterelli di poco conto, di quelli che ero solita narrare su questo blog quando ero una giovane e spensierata studentessa di Filosofia, con il naso rivolto perennemente al cielo in pieno stile "Talete nel pozzo".
Ebbene, il titolo di questa storia potrebbe essere "Gnothi seauton...e possibilmente pure le mura dove abita 'sto seauton!"... perché, dopo due anni di insediamento in questa oscura casetta in quel di Fisciano, ancora faccio scoperte inquietanti. 
Passino i due camini murati, che nelle giornate di vento producono sinistri rumori, passi il forno da fornaio, anch'esso murato e non meno sibilante, ignoriamo anche i tubi a vista, tappati con carta, la cui funzione mi è ignota (spero sempre non abbiano a che fare con le fogne), l'intercapedine nel muro scoperta in seguito alla caduta di pezzi di intonaco e quello che ho ribattezzato il "buco del diavolo" (in realtà una vecchia legnaia sigillata)... Ma il mistero del rientro dietro l'armadio mi ha gettata nel panico! 
Torniamo a qualche settimana fa, inizi di agosto; dovevo partire per trascorrere una decina di giorni dai miei. Sistemo la casa, il gatto, faccio le valigie... Nella concitazione, tiro con troppa forza l'ultimo cassetto dell'armadio e mi rendo conto che alcuni indumenti sono finiti dietro al cassetto stesso. Convinta di averlo già fatto in passato, estraggo tutto il cassetto e tra le mani mi ritrovo, qualche istante dopo, un reggiseno... Niente di strano nella casa di una ragazza, direte! Lo guardo: azzurro a pois bianchi, merletti vari, decisamente qualche misura in più della mia... No, proprio non è mio! Penso alle altre donne che eventualmente ho ospitato a casa e... No! Il reggiseno misterioso non può essere loro! Lancio un'altra occhiata e mi ritrovo davanti la maglietta di un pigiama, anch'essa femminile... Pure quella decisamente non è mia!
Lo so, sembra il preludio di una sorta di film erotico, ma vi assicuro che il genere adeguato è piuttosto l'horror.
Mi decido a sbirciare con una torcia nello spazio prima occupato dal cassetto e mi rendo conto che manca il muro dietro l'armadio... Vedo solo un buco del quale non scorgo la fine... Mi affretto a rimettere a posto il cassetto, tra un brivido e un'imprecazione, finisco di fare i bagagli e parto.
Oggi, oltre venti giorni dopo, mi sono fatta coraggio e mi sono decisa a spostare l'armadio, poco alla volta, ben attenta a non rompere sigilli, scoperchiare vasi di Pandora, evocare involontariamente demoni e fantasmi... Coperto da una (inutile) tendina, ho scoperto un rientro nel muro bello profondo, una sorta di nicchia con delle mensole in muratura, che mi ha ricordato da subito i fori scavati nelle pareti delle catacombe... sì, quelli dove piazzavano i morti! Nonostante tutto, ho tirato un sospiro di sollievo: una porta o una finestra sarebbero state decisamente peggio. Metti che inavvertitamente mi trovavo a Narnia... chi li avvisava amici e parenti!?
Ho atteso che la gatta esplorasse la catacomba domestica, poi ho rimesso l'armadio al suo posto e ho ripreso il lavoro. Dormirò di certo sonni più tranquilli...

mercoledì 20 marzo 2019

Scrittori, correttori e contrappasso

Sono stanca, ho passato il pomeriggio e parte della serata a correggere un testo che di sicuro mi occuperà altre giornate intere, un testo di un autore che sembra non conoscere il senso della parola "comunicare"... 
Ecco, nel caso non fosse chiaro, credo fermamente nel collegamento tra il concetto di "scrittura" e quello di "comunicazione", se si preferisce "condivisione". 
Insomma, se non scrivi per dire qualcosa al mondo, quello che hai scritto lo chiudi in un cassetto, no?
A quanto pare no...
Lo sconforto mi ha portata a formulare questo pensiero: chi scrive dovrebbe sapere cosa vuol dire stare dall'altra parte. Allo scrittore farebbe bene, per un certo periodo della vita, fare il correttore di bozze, il recensionista... il lettore! 
Lo scrittore dovrebbe provare la noia più desolante, dovrebbe compiere il fastidiosissimo sforzo di comprendere la spocchia di chi non vuol essere compreso (ma vuol essere letto!), dovrebbe sentire l'irritazione quasi epidermica che si prova al cospetto di una trama costruita male, di un personaggio vuoto, di una storia senza un'anima. Chi scrive dovrebbe sperimentare il contrappasso prima ancora di compiere il peccato d'essere un cattivo scrittore. 
Correggere pessimi libri farà anche venire i crampi allo stomaco, ma almeno si rivela un efficace vaccino.

FOTO: Autore sconosciuto

sabato 12 settembre 2015

Doveri e assoluzioni

Si sarà capito ormai che ho perso la dote della costanza (chissà poi se l'ho mai davvero avuta!) visto che sarà più di un mese che risulto scomparsa da questa casa virtuale che mi ero costruita... In effetti negli ultimi tempi ho un po' di confusione in testa anche riguardo al concetto di "casa", ma questa è un'altra lunga storia... Il reale motivo di questa assenza, oltre allo studio né matto né disperato per l'Ielts test di oggi, è tutto sommato uno solo: credo di aver sviluppato una sorta di idiosincrasia nei confronti del verbo dovere. Mi spiego meglio; ci sono cose che mi piace fare, le adoro a dir poco e, in cima alla lista, c'è sicuramente la scrittura. Ecco, pian piano, la mia mente "perversa" finisce per trasformare in doveri i piaceri, crea dei vincoli anche laddove non ne esistono; così aggiornare questo blog si era trasformato quasi in un impegno, una cosa da fare per chissà quale recondita ed incomprensibile ragione. Si può essere più sciocchi e masochisti? Be', ora ho capito che il mondo non ce l'avrà certo con me se non sono puntuale, se non sono costante e tutte quelle belle cose lì che fanno tanto ragazzuola per bene... A dirla tutta credo di essermi liberata di una buona dose di egocentrismo deleterio! 
Almeno in questo campo decido di autoassolvermi, tanto poi ci sono mille altre colpe kafkiane delle quale la mia testa mi accuserà, che sia chiaro...

mercoledì 20 maggio 2015

Cronache di un colloquio andato male

Come si sarà capito fin troppo bene, ormai sono da un bel po' di tempo alla ricerca di un lavoro, ed è cosa nota che, quando si cerca un lavoro, ci si può imbattere in qualsiasi tipo di offerta... Ed è così che ti capita l'annuncio ambiguo, finalizzato a raccogliere poveri disperati per sbatterli davanti ad un citofono a cercar di vendere gusci di noccioline vuoti. 
Un bel giorno, però, finalmente arriva la chiamata che ha tutta l'aria di essere una proposta serie, in risposta ad un curriculum inviato chissà quando, da chissà dove e non si sa bene a chi (se siete disoccupati in cerca di impiego capirete all'istante che cosa intendo!). 
Così parti e ti fai qualche decina di chilometri tra treno e pullman per andarti a fare questo colloquio, anche se la proposta non è che ti convinca del tutto, perché, in fondo in fondo, sai che tu la "dialogatrice" per strada non riusciresti a farla tanto bene. Ma i dubbi te li metti in tasca e vai comunque all'avventura, ti perdi un paio di volte, maledici la lentezza del cellulare che non ti apre Google Maps, però, alla fine, arrivi sana e salva nel luogo indicato dalla voce al telefono. 
Ci stai due ore lì, tu ed altre quattro persone, ti spiegano che dovrai stare dieci ore in piedi, con la neve o col sole di agosto, che dovrai stare un giorno a Trieste e l'altro a Bologna, ti fanno fare un test scritto dove ti chiedono, tra le altre cose, quanto ti piaccia il rosso, ti fanno fare un paio di simulazioni di "vendita" coi tuoi compagni di avventura... Insomma, alle 12:30 sei fuori. 
Nel pomeriggio ti arriva l'e-mail nella quale ti comunicano che la tua candidatura NON può essere accolta. Pensi alla mezza giornata persa, al mal di testa che ti è venuto, ai soldi che hai speso tra fototessere, biglietti del pullman, del treno e caffè buttati giù come fossero acqua. 
Ricominci da capo.
Se la vita lavorativa proprio non riesce a partire, mi posso consolare parzialmente (ma molto molto parzialmente) con i "successi" letterari. 
Ma vuoi vedere che, forse, il romanzo me lo pubblicano davvero?
Qui, alla voce "Sezione narrativa", il giudizio dato all'opera vincitrice del Premio Jacques Prévert 2015, ovvero al mio romanzo.

giovedì 12 marzo 2015

Da Sud a Nord

Mi risulta sempre più difficile ritagliare una parentesi temporale per aggiornare questo povero vecchio blog e, per capirlo, basta guardare il progressivo aumento del divario tra una data e l'altra dei vari post. Diciamo pure che la colpa è dei momenti di transizione, che nel mio caso sono duri a passare. Da quanto tempo sto, come si sul dire, "appesa"? Come minimo un anno e mezzo, ma nell'ultimo mese ho voluto strafare, cambiando addirittura regione. Alla fine mi sono lasciata trasportare anch'io dall'ormai celebre flusso migratorio che porta gli italiani a spostarsi dal Sud verso il Nord, dalla Campania verso il Veneto in questo caso particolare.
Commenti sul cambio di regione ne ho pochi, è troppo presto per evidenziare vizi e virtù della provincia di Vicenza. Certo è che un lavoro ancora non l'ho trovato e ho avuto modo di constatare che un laureato in Filosofia, da queste parti, è considerato un animale decisamente strano. Ma esiste una casa per i filosofi?

martedì 3 febbraio 2015

Pausa

Avete presente quando seguite il filo di un pensiero e, all'improvviso, quello decide di dissolvervisi sotto il naso, come se non fosse mai esistito? E avete presente quando questo non succede una sola volta, o due, o tre al giorno, ma di continuo? Ebbene da un tempo che non riesco a calcolare con esattezza mi succede proprio questo: mi ritrovo per la testa un "fascio" di pensieri, stanno tutti lì in attesa che li si porti a svolgere la loro traiettoria potenziale, ma, quando provo a seguirne uno fino in fondo, quello evapora.
Lo potrei chiamare dramma del tentativo a vuoto, del buco nell'acqua oppure sindrome da interruzione logica cronica, il succo non cambia. Non riesco più a concatenare i pensieri come vorrei e come dovrei. Le implicazioni logico-deduttive sono temporaneamente sospese. Sono in sospensione forzata da ogni punto di vista: qualcuno ha schiacciato il tasto PAUSA e si è dimenticato di riavviare.

sabato 13 dicembre 2014

Resti di una giornata persa

A volte penso che il segreto, non della felicità, ma quanto meno della serenità, stia nell'accettare la semplice verità secondo la quale ci sono giorni in cui si dovrebbe rimanere a letto, non alzarsi, non uscire di casa, non fare assolutamente NULLA. Per tentare di aggiustare una cosa e fare un passo avanti spesso ci si rovina l'umore, quando non si fanno danni.
Ma siamo realistici, non credo sia possibile non mettere i piedi a terra la mattina: il mondo non si mette in pausa, dunque si può dire addio anche alla semplice possibilità di una serenità prolungata.

domenica 16 novembre 2014

Cumuli di anni

È incredibile la quantità di roba inutile che si è capaci di accumulare durante gli anni. Quando si è costretti a riordinare (perché prima o poi arriva quel fatidico momento!) si è anche costretti a scegliere, a selezionare le cose da tenere e quelle da buttare via. Confesso che qualche oggetto l'ho prima buttato nel cestino e poi sono tornata a riprenderlo ma, per il resto, mi sono maledetta per aver conservato, anni addietro, persino le carte dei cioccolatini di Dragon Ball. Un'altra vita per fortuna... 
Per adesso, se non altro, sono riuscita a dare alla mia stanza un aspetto da camera e non da deposito. Certo, se non si considerano i libri accatastati qua e là!
I cumuli di anni andati, però, non riuscirò mai a smaltirli.


martedì 21 ottobre 2014

Buone novelle and me

Che ci sia forse da preoccuparsi quando si inizia ad avere il terrore di aprire la posta elettronica per paura di trovare qualche e-mail che peggiori irreparabilmente il proprio umore? 
E che dire del postino che causa attacchi di ansia acuti ogni volta che si presenta sotto casa col suo malloppo di scartoffie inquietanti?
E anche il telefono, non è che mi sembri un oggetto tanto rassicurante ultimamente. 
Si vede che le buone novelle sono state all'ordine del giorno ultimamente! Sul fatto, poi, che io abbia un rapporto complicato col concetto di "buone nuove" in generale, dopo tutto, non ci piove.

venerdì 19 settembre 2014

Distacco

Non smette mai di stupirmi la semplicità con la quale, a volte, riesco a distaccarmi da oggetti ai quali in passato sono stata molto legata. Mi sono ritrovata di fronte ad una catasta di cappelli ammucchiati nell'armadio: ne facevo un uso spropositato si può dire! Mi aspettavo una fitta da qualche parte nel petto quando li ho buttati via ma non ho sentito nulla. Mi aspettavo troppo da me stessa... 
Life is beautiful: questo mi resta!

lunedì 23 giugno 2014

Pessime annate

Ci sono anni che definire pessimi è poco: ti tolgono tutto, anche te stessa, e lasciano dietro di sé una scia di sfortunati eventi che si prolunga per gli anni successivi.
Nella mia vita fino ad ora il 2011 si conferma sul podio come il peggior anno che abbia mai vissuto: lo sto scontando ancora goccia dopo goccia, incazzatura dopo incazzatura!
In alternativa potrebbe essere un brutto periodo che si prolunga oltre ogni più buia prospettiva e lo dico ben consapevole di non essere affetta dalla cosiddetta sindrome di Paperino...


mercoledì 18 giugno 2014

Alla fine non si matura mai

Puntualmente, in questo periodo dell'anno, sono assalita da una specie di nostalgia. Causa? La maturità in corso... 
Se non erro, sei anni fa (sì, BEN SEI ANNI FA! Lo ripeto a me stessa...), era esattamente il 18 giugno che iniziai la mia di maturità. La ricordo con una certa "tenerezza" ma alla fine so bene che lo stress a cui sottoposi la mia povera testa fu tale da portarmi sull'orlo di una crisi di nervi. Se dovessi scegliere un'immagine che rappresenti me in quel periodo, sarebbe quella di una molla, una piccola molla pronta a reazioni esagerate ad ogni minimo stimolo! Per certi versi alcune condizioni d'animo si ripropongono: mi sembra di vivere mille volte la maturità, mille volte la laurea, mille volte i momenti d'ansia della mia vita. La cosa confortante è che la seconda volta già senti meno il colpo. La terza è quasi una carezza...

venerdì 30 maggio 2014

TFA sì, TFA no


Per chi come me si ritrova in tasca una laurea in Filosofia (et similia...) e permane da mesi, o anni in alcuni casi, nel misero stato di "disoccupato", questo periodo è quello della valanga di notizie relative allo stramaledetto TFA. Vige ultimamente l'imperativo morale di provare questo concorso che, già ad una prima occhiata, pare una gran fregatura da capo a piedi, a partire dal prezzo esorbitante: diciamocela tutta, se pure uno avesse 3000 euro in contanti nascosti sotto il cuscino, stento a credere che li tirerebbe fuori volentieri per un concorso che, se tutto va bene, ti garantisce un bel po' di anni di precariato! 
Non parliamo neppure, poi, delle famose domande che, a quanto pare, sembrano scelte in base al principio "apro l'enciclopedia a una pagina a caso e faccio una domanda sul primo nome della terza colonna". 
La cosa più fastidiosa, però, è che, coloro che si permettono di dire (e io sono tra loro) che NON HANNO NESSUNA INTENZIONE DI REGALARE SOLDI ALLO STATO CON IL TFA, si sentono rispondere sempre la stessa cosa: "Sì ma è una possibilità, se te la lasci sfuggire poi potresti pentirtene!" 
Passiamo ad una breve analisi filosofica del fenomeno: per quale arcano motivo una persona dovrebbe cogliere al volo TUTTE le possibilità che le si parano davanti? Perché non è possibile SCEGLIERE, SELEZIONARE soltanto quelle che  interessano davvero senza per questo essere additati come degli allocchi che se la fanno fare sotto il naso dagli eventi? 
Sembra che il panico da crisi abbia reso tutti incapaci di seguire un percorso coerente, fatto di scelte consapevoli; la paura di restare senza un lavoro per essere stati troppo schizzinosi tormenta quasi tutti. La parola SCELTA sembra che sia diventata tabù e l'uomo non è più l'essere che sceglie come vivere ma l'animale che è costretto ad ingurgitare ogni misera possibilità che gli si versa addosso dall'alto.

domenica 4 maggio 2014

Frivolezze canine

Oggi ho deciso di scadere nella frivolezza e descrivere un po’ il comportamento del mio cane. Sì, perché negli ultimi tempi, a quanto pare, basta dire in giro che ami gli animali per passare per una sorta di Madre Teresa di Calcutta rediviva… Che poi tu sia un omicida seriale o un rapinatore incallito poco importa, il solo fatto che tu abbia un cane, un gatto o un pitone in casa ti rende una persona immensamente buona!     
E dunque, dopo aver professato la mia bontà, passo alla fase descrittiva, atta a dimostrate che il mio cane è più umano di molti animali che si definiscono umani.
Punto primo: Sophie, il mio cane appunto, soffre di gelosia cronica. È gelosa di una gelosia che l’Otello di Shakespeare le farebbe un baffo! Lei attacca e strattona l’oggetto del suo desiderio se la di lui attenzione è stata momentaneamente carpita da qualcun altro. Oggetto del desiderio per eccellenza è mia madre (soffrirà anche un complesso di Edipo significativo!) dalla quale, ormai, sono costretta a tenermi ben lontana se voglio sottrarmi alla sua ira funesta.             
Punto secondo: Sophie odia stare sola, la solitudine la annoia e la rende triste, infatti dorme in camera con me e mia sorella, si sveglia all'alba, ci strattona per buttarci giù dal letto e, se per caso non ti fossi svegliata ancora, torna poco dopo, quando soffre la mancanza di mia madre che si assenta per una mezz'ora, e tanto si lamenta e ti infastidisce che tu sei costretta ad abbandonare il letto.    
Punto terzo: Sophie ha l’animo del feticista. Adora calzini, scarpe e piedi; i primi li ruba e li nasconde (quando non li mangia), le seconde le annusa e, in alcuni casi, ci si immerge con la testa fino al collo, i terzi li lecca con gusto (solo se ben puliti e profumati!).       
Punto quarto: Sophie, oltre ad essere innamorata di mia madre, è innamorata di mio fratello. Nei casi di liti furiose tra lui e mia sorella si mette in mezzo, salta, abbaia, ringhia e morde… il tutto contro mia sorella ovviamente! Quando lui torna a casa la sera abbaia fino a quando non entra in camera per salutarla.     
Punto quinto: Sophie è un cane egocentrico. Quando viene qualcuno a casa cerca in tutti i modi di attirare la sua attenzione; prima abbaia ininterrottamente, se non funziona porta all'ospite i suoi giocattolini, se non funziona neppure questo si dispone “a zerbino” con tanto di occhioni dolci. In quei casi estremi in cui l’ospite non concede neppure una mezza carezza si allontana indignata e lo guarda (è il caso di dirlo!) in cagnesco da un angolo del divano.                         
Punto sesto: Sophie ha la depressione delle 20:30; arrivata a quest’ora della sera inizia ad incupirsi, prende in suo pupazzetto preferito e lo porta di stanza in stanza alla ricerca di qualcuno che giochi con lei. Una volta mia sorella le ha nascosto il suddetto pupazzetto ma la cagnetta ha buttato all'aria tutto ciò che si frapponeva tra lei e l’amato giocattolo, che tanto bene si adatta al suo umore nero.         
Punto settimo: Sophie lancia sfide ai componenti della famiglia e ai gatti. Qui sarà più chiaro un esempio: se le dai del cibo che non le piace, lei non lo mangia ma neppure lo lascia, lo piazza in uno spazio intermedio tra lei e il gatto fingendo di essere distratta, non appena il malcapitato si avvicina per afferrare il cibo lei lo aggredisce. Stessa tattica con vestiti, tappeti e persino cellulari, con la variante che invece di aggredire scappa.                                             




sabato 5 aprile 2014

Intervista post Time Warp


Dopo la già annunciata pubblicazione della raccolta di racconti Time Warp, è giunta persino l'ora dell'intervista! Non ci credevo neppure io ma la prova la si trova esattamente qui.
Tra le altre cose, rispondere ad un paio di domande, mi ha aiutata a ripensare a quello che avevo scritto a distanza di tempo, la qual cosa non guasta mai.

giovedì 27 marzo 2014

Si presenti prego!

Sapete quando una, che si è laureata in Filosofia da sei mesi e da altrettanto tempo cerca e non trova lavoro, si incazza seriamente? Quando prova ad avanzare la propria candidatura per un lavoro che non le compete neppure lontanamente, nella fattispecie quello di stramaledetta portalettere presso le Poste Italiane, e le chiedono la LETTERA DI PRESENTAZIONE! 
Dunque ditemi, quali grandiose doti dovrei mai dichiarare di possedere per essere assunta? Quali doti, se uno dei tizi che portava la posta dalle mie parti, qualche anno fa, la buttava nei canali di scolo perché evidentemente era troppa fatica per lui portarla a destinazione? Quello ne avrà avute di doti, chissà che lettera di presentazione! Rabbia a parte, la questione è la seguente: a che pro una selettività che sembra essere solo di facciata? Perché, se di facciata non fosse, il nostro Paese verserebbe in ben altre acque a questo punto, non ci vuole l’oracolo di Delfi per capirlo!  
Credo seriamente che in tempi come questi l’essere snob (choosy avrebbe detto qualcuno che stava ai piani alti qualche tempo fa) sia quasi un imperativo morale. Solo così, forse, le cose potrebbero iniziare a tornare al proprio posto.

mercoledì 25 dicembre 2013

Natale 2013

Erano trascorsi mesi dall'ultima sensazione piacevole e banale che mi avesse colpito con forza: ho dovuto attendere il pomeriggio di Natale perché mi si ripresentasse qualcosa di potentemente liberatorio, come sanno essere solo le cose comuni quando ti colgono di sorpresa.
La spiaggia d’inverno è un deserto particolarmente adatto ad accogliere i melanconici; la sabbia è piaciuta al mio cane ed è piaciuta a me. La corsa mi è costata un mal di gola in via di peggioramento, tanta stanchezza e un alleggerimento dell’anima da mesi di ansie e paranoie.