Sarà l'influenza del libro che sto leggendo attualmente, la Storia della follia nell'età classica, ma ultimamente mi è tornato in mente un vecchio chiodo fisso che, di tanto in tanto, si fa sentire in maniera più energica del solito. Si parlava di Descartes e di tutta la faccenda dell'evidenza e della certezza del mondo data dal cogito: di fronte alla follia tutto questo discorso inizia a vacillare e non c'è Dio garante che tenga!
Lasciando da parte Dio, resta tutta l'incertezza, surreale ma pur sempre possibile, riguardo alla realtà della quale facciamo parte. Non c'è bisogno di immaginare scenari da film di fantascienza, basta riflettere su quanto può avvenire ogni giorno con una qualsiasi esperienza per rendersi conto di quanto possa essere potenzialmente ingannatrice l'immagine del mondo che ci creiamo. Diciamo pure che vivere è un po' come trovarsi di fronte ad un testo da interpretare, un testo senza autore, quindi senza una volontà che abbia stabilito in anticipo i significati... Interpretiamo di continuo quello che leggiamo sui giornali, i gesti e i comportamenti delle persone che ci stanno intorno, gli avvenimenti dai quali ci sentiamo investiti, le emozioni che sentiamo sorgere dal nulla dentro di noi: è tutto un lavoro di continua interpretazione.
Interpretazione appunto... La domanda sorge spontanea: cosa distingue un'interpretazione giusta da una sbagliata? In altri termini, cosa ci permette di distinguere una visione del mondo dettata dalla follia da una visione del mondo propria di una persona detta sana? La cosa interessante e allo stesso tempo inquietante è che "dall'interno" nessuno può proclamarsi sano o malato: per quanto possa sembrare assurdo, nessuno potrà mai dire di se stesso "sono sano di mente" senza una conferma esterna. La follia, come la normalità, è un fatto relazionale: senza un termine di paragone, nessuno è in sé folle o sano di mente.
Se esistesse un unico uomo sulla Terra e quest'uomo fosse convinto di essere perseguitato giorno e notte da orribili fantasmi, sarebbe pazzo? O meglio, chi sarebbe in grado di definirlo pazzo?
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sabato 15 settembre 2012
Follia
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giovedì 5 luglio 2012
Parlare coi morti e gli animali
Questa estate la trascorrerò in compagnia di Peter e Ghitty... Laddove il primo è un signore morto su per giù quarant'anni fa e la seconda è la gazza ladra che ormai tratto come non tratterei neanche una figlia.
Sono in continuo dialogo con un morto e con un animale. Nulla di preoccupante eh! Il Peter di cui parlo è Peter Szondi, argomento della mia prossima tesi, per cui un dialogo diretto coi suoi testi è decisamente necessario; per quanto riguarda la gazza ci parlo continuamente al fine di insegnarle qualche parolina (l'altra gazza, decisamente più grande, pronuncia solo il nome di mia madre).
In un modo o nell'altro mi occupano le giornate: avete idea di quante volte al giorno mangi una gazza?!
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