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lunedì 16 luglio 2012

Gocce di solitudine


L'altro ieri ho visto un film che mi ha fatto un po' riflettere sulla solitudine... 
La protagonista parlava di una solitudine che si sente goccia dopo goccia, quasi fosse una clessidra che ha la capacità di amplificare il tempo, dilatare i minuti e i secondi. Paradossalmente, una delle aspirazioni maggiori dell'umanità, rallentare il tempo, si realizza in una forma inservibile. Il tempo o la felicità: entrambi sembra impossibile!
Sul fatto che sia davvero così ho qualche dubbio; probabilmente il cortocircuito si verifica nel momento in cui si concepiscono come separati tempo e felicità, cioè nel momento in cui si proietta la felicità in un futuro che è sempre fuori dal tempo vissuto. La chiamo felicità io; il termine, però, mi risulta odioso, perché troppo carico di tradizione moraleggiante. Si sostituisca felicità con qualsiasi altro grande ideale comunemente ritenuto positivo e il senso non cambia.

Ma c'è una cosa strana nel mio discorso: ho sostituito, automaticamente e quasi senza rendermene conto, il concetto di solitudine con quello di infelicità. Non è casuale, anche qui la fa da padrone un altro pregiudizio bello grosso, quello secondo il quale l'uomo, in quanto animale politico, se è solo è, senza dubbio, un essere infelice. Affermare una cosa del genere, in certi casi, è quanto meno un azzardo
Quando la senti, quella solitudine lì, quella che sembra gocciolare lentamente come da un rubinetto chiuso male, certo non fa bene; fissare il Nulla ti brucia gli occhi dopo un po'... Ma vuoi mettere la Gioia per quello che riesci a vedere dopo!