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lunedì 13 maggio 2013

La beatitudine degli oggetti

Noi percepiamo innnanzitutto l'anomalia del fatto bruto di esistere e soltanto in seguito quella della nostra situazione specifica: lo stupore di essere precede lo stupore di essere uomo. Eppure il carattere insolito del nostro stato dovrebbe costituire il dato primordiale delle nostre perplessità: è meno naturale essere uomo che essere e basta. Questo noi lo sentiamo d'istinto; e da questo deriva la voluttà che proviamo tutte le volte che ci distogliamo da noi stessi per identificarci con il sonno beato degli oggetti [E. Cioran, La caduta nel tempo].
Di tutta la citazione, irrimediabilmente, mi resta impigliata nella mente l'ultima espressione: "il sonno beato degli oggetti". Che cosa rappresenti questo stato lo si può esprimere solo con la parola beatitudine, alla quale tuttavia segue, quasi fosse un occulto sinonimo, la parola morte. Essere un oggetto vuol dire sostanzialmente morire alla propria umanità mediante l'annullamento di ogni pulsione vitale. Ogni pulsione è una tensione verso ciò che manca, l'espressione dolorosa di un'assenza: è propria dell'oggetto l'assenza della mancanza stessa dunque della possibilità del dolore. In quanto oggetto l'uomo sarebbe beato: si tratta probabilmente del paradosso dell'umanità che, fin quando resta tale, non può ottenere ciò che più desidera, il non desiderare più.

venerdì 29 giugno 2012

Salvarsi

Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema di salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c'entra la pazzia.
Ѐ genio, quello. Ѐ geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto [Alessandro Baricco - Novecento].
 Il punto essenziale è sempre questo, signori miei: come salvarsi!
Se partiamo dal presupposto che danni e dolore, in misura diversa, sono inevitabili, il problema diventa non quello di evitarli ma di come salvarsi, di come uscirne feriti ma non morti... Ognuno sa quanto la propria pelle possa reggere, ciascuno sa da sé qual è il punto di non ritorno e dunque, certe tecniche di sopravvivenza, sono esperimenti unici, irripetibili e non applicabili al altri individui... E sembrano assurde a volte, totalmente senza logica, esposte ad un biasimo corale... Ma nessuno è in grado di dire se quel sistema sarà in grado di salvarci; può non salvare gli altri ma salvare noi!
E arriviamo ai desideri. Oggi si crede che seguire i propri desideri sia l'unica via d'uscita dalla pozza fangosa costituita dai valori del nostro tempo. Non seguirli è cosa altamente condannabile: il prezzo da pagare sono le accuse più disparate, da quella di ipocrisia a quella di codardia. Se sia davvero così non sarò io a dirlo. Un'unica considerazione: siamo fatti di desideri, la maggior parte dei quali incompatibili tra loro...