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mercoledì 18 settembre 2019

Nella vita bisogna far rumore: breve autoanalisi


Nella vita bisogna far rumore, è necessario farsi sentire, urlare invece di parlare. I sussurri sono coperti dai pensieri altrui. I sussurri tutti fingono di non averli sentiti. Si può vivere in due modi: in punta di piedi o con passo pesante. Mio malgrado, ho sempre camminato a passi felpati.
Oggi mi sono ritrovata tra le mani una lettera, risalente a moltissimi anni fa, che mi ha mostrato in maniera impietosa un filo ininterrotto che attraversa la mia vita.
“Di te non mi ero proprio accorta” mi scriveva la persona con un inchiostro blu traballante, tra un complimento e l’altro.
Ed ecco la costante…
Un’altra persona, anni più tardi, mi avrebbe detto: “Fai troppo poco rumore nella mia vita”.
Mi fermo, perché a rifletterci mi vengono in mente tante altre frasi che sono diverse declinazioni dello stesso concetto, che mi appare adesso come un inconsapevole (a volte!) pugno nello stomaco da parte di tanti che avrebbero voluto in quel modo sottolineare un valore.
Non far rumore, però, è una virtù difettosa. Diventi parte dell’arredamento senza accorgertene e chi ti sta intorno, senza volerti fare del male, ti tratta come tale. Gli oggetti non urlano, non piangono, non soffrono, semplicemente “stanno”. Le persone si rendono conto della loro assenza soltanto quando non assolvono più alla funzione alla quale erano deputati. Arrivate a quel punto, decidono o di sostituire l’oggetto o di riprenderselo a tutti i costi, se funzionava proprio bene.
“Ho bisogno di te” è la peggior dichiarazione che si possa fare a un altro essere umano, è come dire “Ho bisogno che tu ti rimetta sulla scrivania immobile e mi faccia luce come hai fatto fino all'altro ieri” oppure “È necessario che tu stia all'angolo vicino alla finestra perché io possa sedermi su di te e tirare un sospiro di sollievo quando ne sento il bisogno”.
È una vita di attese quella di chi non fa rumore.
Non penso si possa condannare qualcuno per il “non vedere”, “non accorgersi”, in fondo è una legge di natura: siamo catturati da ciò che è più appariscente. E d'altronde anche il silenzio, per quanto vi possa essere una predisposizione caratteriale, è una scelta.

domenica 27 gennaio 2013

Ho tanta voglia di tacere in questo momento, eppure so bene che, proprio quando sembra che le parole non riescano a trovare la propria strada, è quello il momento di insistere per tirarle fuori, perché è quando le parole mancano che si hanno da dire le cose più importanti. 
Forse sbaglio, forse non è attraverso il linguaggio di tutti i giorni che si possono esprimere certi concetti, o certe sensazioni se si vuole, senza tradirli. 
A volte ho la netta sensazione che ogni volta che riesco a tirar fuori una parte di me, esponendola, la tradisco.

venerdì 11 maggio 2012

Quattro al prezzo di uno

Martedì, mercoledì, giovedì... e mettiamoci pure venerdì! Quattro giorni come un unico lungo giorno... E oggi pomeriggio ero più rincoglionita di una ottantenne con l'Alzheimer... Si spera che le settimane che verranno risultino più leggere!
Ma la questione non è la leggerezza dei giorni in sé... Si tratta piuttosto della pesantezza che ci aggiungo io a questi giorni. Si tratta dell'entusiasmo che non ho e della forza che periodicamente mi abbandona. Si tratta di quello che pretendo da me stessa e che, di fatto, nessuno mi chiede di pretendere. Si tratta di me, parte di un mondo del quale non ho alcuna voglia di far parte, un mondo nel quale sembro caduta per caso e dal quale vorrei fuggire in silenzio.