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lunedì 4 novembre 2019

Oggi è una giornata di vento: raccolgo le forze per non infrangermi

Oggi è una giornata di vento, una di quelle in cui la natura sembra urlare, sembra voler dare una scossa al mondo intero. Oggi sento tutto di più, quasi colta da una forma di ipersensibilità, che mi porta a essere lenta, a soffermarmi.
È incredibile come un distacco momentaneo e forzato dall'abitudine possa incidere sul modo di sentire e di pensare. Non credo capiti solo a me, anche se mi rendo conto che una certa impostazione caratteriale mi porti ad amplificare ogni stimolo.
Domani mi ricovero in ospedale; niente di tragico, ma la cosa mi ha dato uno stop abbastanza perentorio. E io sono abituata a correre, sono drogata di “fare”. 
Sono anni che mi dico: “Devo prendermi una pausa, devo fare una vacanza”. Ho rimandato di mese in mese, di anno in anno… Sapevo, in fondo, che mi sarei fermata solo per dovere.
E adesso sto qui a pensare, a rimuginare sui giorni che mi aspettano, sulle sensazioni non troppo piacevoli che sono dietro l’angolo, visto che non mi illudo che un’operazione, anche se di routine, mi faccia fare i salti di gioia il giorno successivo. Banalmente mi guardo anche la faccia e mi chiedo se dopo vedrò qualcosa di diverso, anche se impercettibilmente diverso. Mi sento Gengè Moscarda, c’è da ammetterlo.
Sento anche l’irrazionale impulso di dire parole mai dette… La mia mente si incaglia in quelle cose che avverte come sospese. E ce ne sono più di quante immaginassi fino a qualche ora fa, perché in questo momento ho come acceso i riflettori su zone in ombra più o meno estese: potere dei piccoli eventi che infrangono il magico ripetersi del tempo!
Oggi sono fragile, diciamolo pure; nei prossimi giorni lo sarò anche di più.
Raccolgo le forze per non infrangermi

lunedì 6 febbraio 2012

Ventitré

6 febbraio 2012
Nel campus deserto, ad accogliermi, c'è solo la neve che il vento mi soffia in faccia: fa talmente schifo questa neve che non riesce ad attaccarsi da nessuna parte e corre in orizzontale nell'aria per schiantarsi e liquefarsi contro il primo muro! 
L'università è chiusa: parcheggio vuoto, strade vuote, terminal vuoto... E io ho deciso di trascorrere il giorno del mio ventitreesimo compleanno in questo vuoto, dove tutti sono troppo lontani per raggiungermi.
La prima cosa che ho fatto, dopo aver disfatto la valigia, è stata aprire il libro di Filosofia medievale per iniziare a preparare l'ultimo esame del semestre e, quasi in contemporanea, ho acceso il computer per ascoltare un po' di musica (come al solito, di tanto in tanto, mi fisso con una canzone e quella di oggi si chiama A fior di pelle)...
In questo nulla ho deciso di trascorrere il mio ventitreesimo compleanno... Per quale motivo? Ebbene, in tutta sincerità, il motivo reale non lo conosco neppure io: non avevo feste da cui fuggire perché tanto non festeggio mai, non avevo nulla da cui dover andare via... E' proprio strana la situazione per cui non si ha nulla da cui fuggire ma neppure nulla che ti trattenga: qualunque cosa tu scelga non cambia nulla...
E quindi eccomi a guardare dalla finestra il mondo scosso da questo vento che mi sembra più violento del normale...
Nella gioia perversa che mi lega ai momenti di fine questa situazione non mi dispiace neanche, è un buon modo per restarmene a pensare in tutta tranquillità, ancora una volta faccia a faccia con me stessa...
Il numero ventitré mi sembra così strano oggi: ventitré anni sono tanti o pochi? Mi convinco sempre di più che l'età sia questione di punti di vista: ho quarant'anni da diversi anni ormai... 



La gente che mi guarda non azzecca mai la mia età!