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domenica 30 maggio 2021

Polvere nella polvere, briciole tra le briciole


Ci hanno trasmesso l'idea che un addio sia qualcosa che si consuma in un attimo, che sia istantaneo come una frattura netta. Nessuno ci dice mai che un addio ha tante tappe dolorose, che si consuma, invece, molto lentamente, che può durare anni. 
Un addio, a volte, è la lenta agonia di un'immagine che ci portiamo dentro, che si dibatte per continuare a sopravvivere a nostre spese. 
Un addio è un rito estenuante e non codificato, in cui dobbiamo inventare volta per volta i simboli della rottura, fino a spezzarci anche noi, tanto da renderci irriconoscibili insieme a quello che intendiamo lasciarci alle spalle. Polvere nella polvere, briciole tra le briciole.
Un addio è la tacita erosione della roccia sulla quale avevamo adagiato, al sicuro, quello che abbiamo amato. Quando finalmente ciò che pensavamo inscalfibile si sbriciola, è il peso stesso che abbiamo attribuito all'idolo a condannarlo e a restituirci la libertà.

sabato 9 novembre 2019

Nasci ogni volta che torni dal dolore


L’esperienza del dolore fisico è quanto di più autentico si possa vivere, ti incolla al qui e ora senza che tu abbia la possibilità di fuggire. Non puoi pensare a nient’altro. Diventi il tuo dolore, ti identifichi completamente con esso, tirando calci e pugni contro tutto quello che viene dall'esterno e cerca di tenderti la mano. Niente come il dolore ti dice con chiarezza che non abiti un corpo, sei proprio quel corpo. Niente ti scolpisce così come fa una ferita. Niente ti restituisce meglio a una dimensione animale e istintiva. Se il piacere ti espande, facendoti perdere i confini, il dolore ti “concentra”: sei un punto di materia in agonia. “Non puoi ignorarmi” ti dice il dolore. Quando torni da lì è come se dovessi reintegrare tutta la realtà in te, poco alla volta, riassorbirla un pezzetto al giorno. Ed è lì che ti rendi conto che non è proprio più come prima. Ti sei vista punto, riscoprirti retta, piano, poi spazio ha la forza di una nuova nascita. Nasci ogni volta che torni dal dolore; apri gli occhi e vedi, ascolti le voci intorno, ti muovi e tocchi ciò che ti circonda, senti i sapori e gli odori. Ecco, per ora mi manca quest’ultimo passo…

martedì 4 luglio 2017

Lo spazio del di più

Da quando ho deciso di fare la persona seria e crearmi un sito altrettanto serio, questo è diventato lo spazio di ciò che è in esubero, del resto. Sì, proprio di quel di più che si accumula alla fine di ogni giornata, quel tarlo che, nonostante i mille pensieri "concreti" (soldilavorospesetelefonateemailcorrezioniletture...), resta lì a pungolarti come ciliegina sulla torta mentre cerchi di prender sonno. 
Avverti quella fastidiosa sensazione dai contorni talmente sfocati da sembrare inesistenti, sta lì a ricordarti che qualcosa non torna, che qualche elemento è fuori posto. Ti fermi a ripercorrere la lista dei pensieri con alta priorità e ti rendi conto che questo "qualcosa", stranamente, non è tra essi. Come fa una cosa che ti ossessiona a non essere in cima ai tuoi crucci di giornata? Semplice, mentre il cervello calcola, programma e quant'altro, subdolamente l'ambascia senza nome si gonfia, cresce e attende il momento più opportuno per poterti schiacciare, precisamente quando, stanca, abbassi le difese. All'improvviso il mostro che ti abita dentro si palesa, ti ricorda che gli appartieni, che puoi fingere indifferenza finché vuoi, ma alla sera ci sarà sempre lui ad attenderti. Tu non gli hai tributato la giusta attenzione durante la giornata, sei colpevole di questo. Pretende spazio e cura, quella che i tuoi sensi, ormai iper-sviluppati dal primo al sesto, non vorrebbero accordargli, perché sanno fin troppo bene che li saturerà tutti con la sua presenza. 
Dunque cosa fare? Liberarsene è da escludere, sarebbe come tagliarsi via un arto se non di più. L'unica strada percorribile prevede che lo si lasci sciogliere pian piano, fino a vederlo condensato sul foglio, in caratteri comprensibili al resto dell'umanità.

giovedì 7 febbraio 2013

Errori di dosaggio

La capacità di sentire non consente anestesie locali: avrei voluto neutralizzare solo la mia sensibilità al dolore ma insieme a quella ho affidato alle braccia di Morfeo anche la capacità di provare gioia. 
Che poi si può effettivamente dire che l'abbia anestetizzata? Probabilmente, se di anestesia si è trattato, ho fatto male i conti, ho sbagliato il dosaggio e ho finito per ucciderla.