sabato 13 dicembre 2014

Resti di una giornata persa

A volte penso che il segreto, non della felicità, ma quanto meno della serenità, stia nell'accettare la semplice verità secondo la quale ci sono giorni in cui si dovrebbe rimanere a letto, non alzarsi, non uscire di casa, non fare assolutamente NULLA. Per tentare di aggiustare una cosa e fare un passo avanti spesso ci si rovina l'umore, quando non si fanno danni.
Ma siamo realistici, non credo sia possibile non mettere i piedi a terra la mattina: il mondo non si mette in pausa, dunque si può dire addio anche alla semplice possibilità di una serenità prolungata.

giovedì 27 novembre 2014

Breve dialogo tra l’Umano e il Tempo

UMANO: Perché stai lì a guardarmi? Non ti hanno mai detto che il tuo sguardo è insostenibile?
TEMPO: Ciò che per te è insostenibile non è il mio sguardo ma il tuo posato su di me. Non ti hanno mai detto che pochi sopravvivono all'incrocio dei propri occhi con i miei?
U: Da dove vieni?
T: Hai posto male la domanda. Io non vengo da nessuna parte, sono sempre dove sei tu.
U: Com'è possibile? Io ti vedo ora, ti vedo spesso, ma non posso dire di vederti sempre.
T: Questo cosa vuol dire secondo te?
U: Non lo so, dimmelo tu.
T: Quand'è che non mi vedi?
U: Quando faccio altro. Dove ti nascondi in quei momenti?
T: Io non mi nascondo mai.
U: Eppure non ti vedo.
T: Fai un grande sforzo per vedermi e non te ne accorgi. La tua condizione naturale è ben altra.
U: Cioè quale?
T: Essere me. Quando non mi vedi io sono te.

domenica 16 novembre 2014

Cumuli di anni

È incredibile la quantità di roba inutile che si è capaci di accumulare durante gli anni. Quando si è costretti a riordinare (perché prima o poi arriva quel fatidico momento!) si è anche costretti a scegliere, a selezionare le cose da tenere e quelle da buttare via. Confesso che qualche oggetto l'ho prima buttato nel cestino e poi sono tornata a riprenderlo ma, per il resto, mi sono maledetta per aver conservato, anni addietro, persino le carte dei cioccolatini di Dragon Ball. Un'altra vita per fortuna... 
Per adesso, se non altro, sono riuscita a dare alla mia stanza un aspetto da camera e non da deposito. Certo, se non si considerano i libri accatastati qua e là!
I cumuli di anni andati, però, non riuscirò mai a smaltirli.


mercoledì 5 novembre 2014

Il significato della parola incoerenza

Sono ormai abituata al fatto che, di tanto in tanto, qualche parola di uso comune mi si pari davanti e si mostri come la parte più evidente di qualcosa che deve essere guardato meglio. Mi capita anche con le persone: le "persone-punti interrogativi" sono la mia croce e la mia delizia.
Parliamo di INCOERENZA. 
"Mancanza di coesione e compattezza". 
Tanto basta.
La parola coerenza mi ha fatto sempre pensare a certi lavoretti che facevo alle scuole medie con la colla vinilica e dei pezzetti di plastica colorata; a volte creavo sulle tavolette di legno dei veri e propri "grumi" di colla e pezzetti colorati dai quali doveva emergere una qualche figura riconoscibile.
La coerenza dovrebbe essere quella figura che emerge nonostante tutto.
Eppure mi viene da pensare: ma, dopo tutto, sono comunque pezzi a sé stanti, la colla si vede.
La colla si vede ecco... La coerenza implica uno sforzo consapevole ma, alla fine, ciò che ne viene fuori è comunque un ammasso eterogeneo di roba più o meno presentabile.

Immagine: Susan Kaprov - Puzzle Matrix, #1 © 2004
30" x 40" Enamel on wood
One of a series of ten painted jigsaw puzzles

 


venerdì 24 ottobre 2014

Coincidenze

Tre autori su cui mi sono trovata a riflettere negli ultimi giorni:

1 - Sono ritornata su alcuni punti della mia tesi di laurea e quindi su Peter Szondi.
2 - Ho letto i pochi scritti in prosa del poeta Paul Celan.
3 - Ho iniziato a leggere qualcosa di Cesare Pavese: erano anni che mi riproponevo di procurarmi Il mestiere di vivere.

Ora, dopo giorni e giorni che passo dall'uno all'altro, mi rendo conto che le loro vite hanno una cosa in comune: a qualche bravo umanista il compito di capire cosa.

martedì 21 ottobre 2014

Buone novelle and me

Che ci sia forse da preoccuparsi quando si inizia ad avere il terrore di aprire la posta elettronica per paura di trovare qualche e-mail che peggiori irreparabilmente il proprio umore? 
E che dire del postino che causa attacchi di ansia acuti ogni volta che si presenta sotto casa col suo malloppo di scartoffie inquietanti?
E anche il telefono, non è che mi sembri un oggetto tanto rassicurante ultimamente. 
Si vede che le buone novelle sono state all'ordine del giorno ultimamente! Sul fatto, poi, che io abbia un rapporto complicato col concetto di "buone nuove" in generale, dopo tutto, non ci piove.

mercoledì 8 ottobre 2014


"E mi hai salvato tante volte
da qualche tipo di altra morte
andando dritta sulla verità"

venerdì 19 settembre 2014

Distacco

Non smette mai di stupirmi la semplicità con la quale, a volte, riesco a distaccarmi da oggetti ai quali in passato sono stata molto legata. Mi sono ritrovata di fronte ad una catasta di cappelli ammucchiati nell'armadio: ne facevo un uso spropositato si può dire! Mi aspettavo una fitta da qualche parte nel petto quando li ho buttati via ma non ho sentito nulla. Mi aspettavo troppo da me stessa... 
Life is beautiful: questo mi resta!

venerdì 12 settembre 2014

Esegesi del corpo

Questa sera mi concedo una cosa che ho evitato di fare per troppo tempo, almeno su questo blog: lasciar scorrere le parole così come vengono, senza sentire la necessità di dire qualcosa di significativo. La leggerezza e il disimpegno sono delle benedizioni a volte! Eppure la mia mente non riesce proprio a riversare nel solito torrente verbale tutta la sua agitazione, non come vorrei. In qualche modo mi trattengo e i sintomi di questa repressione contro me stessa diventano quasi fisici: la mente ti parla sempre attraverso il corpo e se vuoi imboccare direzioni che ti allontanino dalla catastrofe devi imparare ad essere un abile esegeta. Quella contro la propria fisicità, contro le proprie reazioni involontarie è una guerra persa in partenza. Quante volte mi sono tradita! In fondo so di volermi poco bene e le mie interpretazioni servono a poco; sì, perché non basta capirsi, non basta sapere con certezza che, quando ti costringi in abiti che non ti appartengono, il tuo corpo ti punisce togliendoti l'aria,devi anche avere il coraggio di strapparteli di dosso quegli abiti. Poi resti nuda, ma questa è un'altra storia.

sabato 30 agosto 2014

Quando il diavolo di Bulgakov arriva a Mosca

Da un romanzo che ha per titolo Il maestro e Margherita ci si aspetterebbe la più classica tra le storie d’amore, magari condita con una buona dose di destino avverso, e difficilmente si penserebbe che un gruppo di demoni, capeggiati da Satana in persona, siano di fatto i personaggi principali dell’opera. In verità hanno poco di puramente malvagio questi diavoli che giungono nella capitale russa sotto mentite spoglie, addirittura suscitano simpatia vista la vocazione da buffoni che mostrano in certi momenti; abbiamo Korovev, la figura lunga a quadri, Behemot, il gatto che cammina eretto sulle zampe posteriori, Azazello, il demone guercio e zannuto dai capelli rossi, Hella la strega perennemente nuda ed infine, Woland, Satana stesso travestito da esperto di magia nera.      
Per tutto il romanzo ho cercato di capire cosa mai avrebbe potuto indurre un così
singolare gruppo a scomodarsi per mettere piede sulla terra e proprio qui deve entrare sulla scena lui, il maestro, insieme alla sua amante Margherita. Questo stuolo di demoni che terrorizza o fa spiacevoli scherzi a chiunque, infatti, sembra invece rimettere a posto la triste storia di Margherita, che ha ormai perso da tempo le tracce del maestro. Quest’ultimo, sparito dopo le critiche negative mosse al suo romanzo su Ponzio Pilato, è stato in realtà ricoverato in una clinica psichiatrica; proprio questo romanzo del maestro sembra essere il filo dipanato da un capo all'altro del romanzo di Bulgakov, che si apre con una discussione sull'esistenza del diavolo, che, sotto le mentite spoglie di Woland, finisce col raccontare di aver assistito personalmente alla condanna di Cristo, e termina con l’assoluzione di Pilato, liberato dalla sua condanna eterna grazie alle parole del maestro. 
Certo il tutto fa supporre un qualche intervento divino, e questo strano Woland coi suoi demoni si presta stranamente a farsi strumento di quello che per tutto il romanzo viene definito un filosofo, quel Jehoshua che Pilato, anche se a malincuore, fa condannare. Il romanzo del maestro, bruciato e restituito al suo autore da Satana grazie all'intercessione di Margherita, può concludersi solo dopo l’assoluzione di Pilato oppure sarebbe meglio dire che la conclusione del romanzo assolve Pilato e questo evento scritto magicamente diventa evento reale.     
E su questo singolare intreccio tra bene e male valgano le parole dello stesso Woland a Levi Matteo, seguace di Jehoshua: «Sii tanto cortese da riflettere su questa domanda: che cosa sarebbe il tuo bene se non ci fosse il male, e come apparirebbe la terra se non ci fossero le ombre? Le ombre nascono dagli oggetti e dalle persone. Ecco l’ombra della mia spada. Ma ci sono le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Non vorrai per caso sbucciare tutto il globo terrestre buttando via tutti gli alberi e tutto ciò che è vivo per godere nella tua fantasia della nuda luce? Sei uno sciocco».     
                                         


venerdì 1 agosto 2014

Il delitto è nel castigo?


Come costruisce (o, se si preferisce, de-costruisce) i personaggi e le situazioni Dostoevskij non lo fa nessuno e la lettura di Delitto e castigo non ha potuto che confermare questo mio giudizio.      
All'inizio del romanzo si ha di fronte un fatto, un delitto, ma quanto più si va avanti tanto più si fa avanti la domanda: che cos'è davvero un delitto? Perché in fondo è vero, come afferma il protagonista, che l’uomo considerato fuori dal comune di delitti atroci ne commette e, non di meno, quegli stessi atti spesso sono passati alla Storia come passi avanti per l’umanità. Forse che uccidere un solo uomo sia più grave che ucciderne a migliaia? Sembra davvero il paradosso del chicco di grano e del mucchio! Deriva in buona parte da questo il tormento del giovane Raskòl’nikov che uccide per capire se la sua personalità sia quella di un Napoleone oppure quella di un pidocchio qualunque. Siamo un passo al di là della morale, un gradino più su del bene e del male. La caduta o il trionfo dipendono dalla capacità di reggere le conseguenze delle proprie azioni: il delitto sembrerebbe delitto, per il giovane protagonista, solo nel momento in cui non è condotto fino alle sue ultime conseguenze, e anche allora resta un delitto più contro l’assassino e che contro la vittima. È un fascino sinistro ed incomprensibile quello esercitato dai grandi delitti sull'animo umano, un fascino che osa suggerire che l’unico peccato sta nel castigo.

martedì 8 luglio 2014

Io sono Eva


«Vuoi conoscere come Dio?»    

«Sì, lo voglio».  
A dir di sì non fu Adamo, ad osare l’impensabile fu Eva.               
Chissà cosa mai passava nella testa della madre mitica dell’umanità mentre allungava la mano per strappare a Dio un pezzo della sua essenza. O sarebbe meglio dire: chissà cosa passava per la testa di chi si è impegnato a descrivere quel gesto che, stando a certe convinzioni, doveva risiedere nell'onnisciente mente divina da sempre. La condanna fu inappellabile: al di là di tutti quegli altisonanti anatemi biblici, i figli di Eva avrebbero riprodotto il gesto della progenitrice per l’eternità. Ci volle una buona dose di disobbedienza femminile per raggiungere la coscienza della propria nudità e il conseguente desiderio di rimediarvi. Ci volle una buona dose di disobbedienza femminile perché il genere umano stabilisse che sarebbe stato di gran lunga meglio fare un bel salto nel vuoto con gli occhi aperti piuttosto che restare coi piedi ben saldi per terra e tuttavia con gli occhi perennemente serrati.         
            
Fonte immagine: http://www.deviantart.com/?offset=48&view_mode=2&order=5&q=favby%3Adavinci3835