...ci saranno altri silenzi,
altri tempi da sbagliare...
Camminando tra la gente ti rendi conto che nessun volto è propriamente un volto qualunque ma prima di fermarti a ricavare tratti essenziali distogli lo sguardo perché sai che non sta bene fissare la gente, anche se la tua tendenza sarebbe quella di piantar loro lo sguardo dritto negli occhi. Ѐ imbarazzante, ti rendi conto di essere imbarazzante tu stessa delle volte. Distogli lo sguardo dunque: sembrerebbe quasi l'imperativo di una vita; guardare da un'altra parte che non è mai quella giusta e quindi finire per guardare sempre nello stesso unico punto, te stessa, i tuoi pensieri, i tuoi stramaledetti vuoti. Ci sono periodi di espansione e periodi di regressione del pensiero, o sarebbe meglio dire di ritorno su se stesso; il ritorno è sempre catastrofico, come lo scatto per l'effetto di una molla troppo tesa, come un piccolo universo che conflagra, il pensiero ti ritorna dentro ingigantito così com'è. Non lo reggi a volte. Black out. Impossibilità di fare il passo successivo. Lo vedi il baratro? Vorresti davvero poter staccare i piedi da terra ma sai che ti è preclusa anche la possibilità di precipitare definitivamente. Aspetti semplicemente, anche se nulla dice che accadrà qualcosa: è il dubbio eterno al quale si sfugge solo con un atto di pura follia, quello di sostituirsi al caso ed iniziare a fare le veci di Dio.
Di cosa ho voglia in questo momento? Di affogare tra le pagine dei miei libri, di continuare da dove avevo interrotto lo studio e dimenticarmi del fatto che è trascorso un altro anno. Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono [Erri De Luca - Non ora, non qui].Quando si parla di attesa non riesco a fare a meno di sentirmi direttamente tirata in causa, per il semplice fatto che la sensazione dell'attesa l'ho sperimentata e la sperimento anche quando, apparentemente, non c'è nulla da attendere. Mi sento perennemente di passaggio, sempre nomade e mai residente in nessun luogo; si direbbe che mi manca il senso del radicamento.
I miti, gli ideali (uso il termine "ideale" nel senso più comune e meno filosofico possibile), tutte le costruzioni della mente, hanno una caratteristica ineludibile: sono destinati a crollare. Cosa vuol dire che un ideale crolla? Che rientra nel suo corpo terrestre e lo si può guardare più da vicino, lo si può analizzare e criticare se occorre, fermo restando che, sebbene terrestre, si porta addosso tutto il peso di quell'ideale che era, un peso che lo distingue da qualsiasi altra cosa semplicemente terrena.Non poter prendere a lungo sul serio i propri nemici, le proprie sventure e nemmeno le proprie malefatte, è tipico di nature forti, complete, dotate di un'eccedenza di forza plastica, imitatrice, apportatrice di salute come d'oblio [Genealogia della morale].Pensarla in questo modo non gli impedisce, però, di criticare, per tutto il libro, i suoi "nemici" (Wagner in primis e, in una certa misura, anche Schopenhauer) e quindi di dimenticarsi di dimenticare o quanto meno di non prenderli sul serio.
Potrebbe essere l'aria universitaria, la vecchiaia che avanza (23 anni son tanti eh!), il fatto che non mi copro abbastanza, ma quest'anno sono particolarmente esposta ai malanni.