Non è vero che non ho rimpianti o rimorsi, ci sono stati bivi di fronte ai quali avrei voluto tanto sedermi nell'angolo più remoto della mia vita a guardar scorrere la mia esistenza e semplicemente non scegliere, perché il solo fatto di effettuare una scelta mi avrebbe resa (e di fatto mi ha resa) colpevole.
In momenti come quelli ti rendi conto di cosa volesse intendere un tale signor Kafka ritenendo che l'esistenza stessa fosse irrimediabile colpa. In momenti come quelli capisci che non sempre l'alternativa è tra bene e male, come ti hanno insegnato da piccola, perché la vita non è paragonabile ad un quesito a scelta multipla in cui c'è una risposta esatta tra tante sbagliate, semmai somiglia di più ad una stramaledetta domanda aperta: la risposta esatta la si può formulare in infiniti modi ma altrettanti sono i modi di sbagliare.
Si è vili a volte, ci si lascia trascinare dalla corrente più forte, quella che ci toglierà il peso della scelta, forse perché così ci si sente un po' meno colpevoli, solo parzialmente responsabili; quanto costi questo lasciarsi trascinare lo si capisce sempre troppo tardi, quando ci si accorge di abitare una pelle che non ci appartiene, in un luogo che non ci appartiene.
Sono stata alla deriva senza saper nuotare e ho lottato per tenermi a galla, senza neppure ricordare esattamente il motivo di quel naufragio ho sentito di aver tradito me stessa prima di chiunque altro, perché ogni scelta mancata, ogni costrizione che ci si lascia imporre, anche se ha la più dolce delle apparenze, è un tradimento contro se stessi.
Vorrei finalmente trovare la forza di archiviare rimpianti e rimorsi perché solo allora potrò sentirmi libera di essermi fedele.
martedì 26 febbraio 2013
Essermi fedele
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venerdì 22 febbraio 2013
Quindici, ventiquattro, quaranta
Sin da quando avevo quindici anni, ho sempre pensato di averne in realtà quaranta... Da una quindicina di giorni ne ho ventiquattro: sembra quasi che mi piaccia giocare coi numeri, mescolare un po' le carte, fino a confondermi io stessa e non saper rispondere, se non dopo qualche secondo, alla tanto comune domanda "Quanti anni hai?". "Ho deciso di averne quaranta" vorrei rispondere e invece mi costringo a fare quel veloce calcolo che la mia mente si rifiuta di aggiornare di anno in anno. Non mi sono mai sentita tipo da vent'anni, è un'età che mi si addice veramente poco, almeno quanto mi si addicono poco le attività tipiche dei ventenni. Vivo male la mia giovinezza come molti sono destinati a vivere male la propria vecchiaia.
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sabato 16 febbraio 2013
Impossibili tentativi di definizione
Certe volte mi riscopro una persona estremamente ordinaria, succede tutte quelle volte che mi sorprendo a riflettere su un concetto comune come quello di amore.
Dico che "mi sorprendo" perché la parte di me che è solita supervisionare i ragionamenti nei quali un'altra parte della testa si perde tollera poco l'immersione in un certo tipo di argomenti che sa, sin da principio, essere dei veri e propri labirinti di parole.
Nonostante ciò, a volte, sento quasi la necessità di provare a dare una definizione, di porre finalmente i due punti e una bella frase esplicativa, lunga o breve che sia, dopo la parola "Amore": è semplice volontà di controllo, perché possedere una definizione vuol dire avere un termine di controllo per quello che non si riesce a capire.
Il fallimento è assicurato: a molte definizioni manca qualcosa, alcune mi sembra che dicano addirittura più di quello che dovrebbero, nessuna riesce a cogliere quel denominatore comune che tutti, me esclusa, sembrano vedere tanto chiaramente.
Allora mi rassegno all'idea che, evidentemente, non sono in grado di dare una definizione perché l'amore di cui tutti parlano non lo conosco affatto; se mai ho amato l'avrò fatto in una qualche maniera assurda che esclude la codificazione in linguaggio umano.
Dico che "mi sorprendo" perché la parte di me che è solita supervisionare i ragionamenti nei quali un'altra parte della testa si perde tollera poco l'immersione in un certo tipo di argomenti che sa, sin da principio, essere dei veri e propri labirinti di parole.
Nonostante ciò, a volte, sento quasi la necessità di provare a dare una definizione, di porre finalmente i due punti e una bella frase esplicativa, lunga o breve che sia, dopo la parola "Amore": è semplice volontà di controllo, perché possedere una definizione vuol dire avere un termine di controllo per quello che non si riesce a capire.
Il fallimento è assicurato: a molte definizioni manca qualcosa, alcune mi sembra che dicano addirittura più di quello che dovrebbero, nessuna riesce a cogliere quel denominatore comune che tutti, me esclusa, sembrano vedere tanto chiaramente.
Allora mi rassegno all'idea che, evidentemente, non sono in grado di dare una definizione perché l'amore di cui tutti parlano non lo conosco affatto; se mai ho amato l'avrò fatto in una qualche maniera assurda che esclude la codificazione in linguaggio umano.
giovedì 7 febbraio 2013
Errori di dosaggio
La capacità di sentire non consente anestesie locali: avrei voluto neutralizzare solo la mia sensibilità al dolore ma insieme a quella ho affidato alle braccia di Morfeo anche la capacità di provare gioia.
Che poi si può effettivamente dire che l'abbia anestetizzata? Probabilmente, se di anestesia si è trattato, ho fatto male i conti, ho sbagliato il dosaggio e ho finito per ucciderla.
Che poi si può effettivamente dire che l'abbia anestetizzata? Probabilmente, se di anestesia si è trattato, ho fatto male i conti, ho sbagliato il dosaggio e ho finito per ucciderla.
venerdì 1 febbraio 2013
Fare i conti col negativo
Il fatto che un esame sia stato fatto e superato non vuol dire che non mi abbia lasciato, oltre che un mare di dubbi, delle piccole verità che, a ben guardare, possono rivelarsi delle chiavi di lettura per l'intera esistenza.
Lancio un'occhiata agli appunti e il mio mitico professore di Filosofia e teoria del linguaggio e della comunicazione dice:
Da qualche parte ho letto che la coscienza sarebbe poca cosa se non avesse quel gigantesco avversario che è l'inconscio, che desidera tutto e a qualsiasi prezzo, un avversario che, a ben vedere, la compenetra e si manifesta in essa. L'uomo è inconscio o coscienza? Probabilmente nessuno dei due, perché entrambi: l'uomo può dirsi tale solo nella misura in cui la sua coscienza riassorbe in sé quanto l'inconscio le ha presentato di più devastante. Quanto più è inaccettabile quello che ci troviamo di fronte, tanta più forza è necessaria per far sì che diventi parte integrante di noi: siamo tanto più elevati quanto più riusciamo ad essere pienamente quello che non vorremmo essere ma siamo.
Lancio un'occhiata agli appunti e il mio mitico professore di Filosofia e teoria del linguaggio e della comunicazione dice:
Ogni esistente è tanto più alto quanto più ha in sé la negatività. Un popolo civile non è un popolo buono, è un popolo che ha completamente assorbito in sé la barbarie. Maggiore è la forza dello spirito, maggiore è la sua negatività interna.La cosa mi ha fatto pensare subito a tutti quelli che si prodigano per espellere da sé la negatività, combattere il male, eliminare ogni forma di corruzione; si precisa che la sottoscritta non è immune da tentazioni di questo tipo, e le chiamo tentazioni a questo punto perché è quasi illuminante pensare a come in realtà la via della "salvezza" sia esattamente quella opposta. La pura e semplice verità è che la negatività (o in qualunque altro modo la si voglia chiamare) non è mai eliminabile; se l'uomo riuscisse ad epurarsi dal "male" (metto il termine tra virgolette perché fa sempre un po' ridere parlare di bene e male visti i contesti ai quali vanno ricondotti i termini) che lo abita non sarebbe più uomo, perché per essere precisi l'uomo non è abitato dal "male", l'uomo è piuttosto anche quel "male".
Da qualche parte ho letto che la coscienza sarebbe poca cosa se non avesse quel gigantesco avversario che è l'inconscio, che desidera tutto e a qualsiasi prezzo, un avversario che, a ben vedere, la compenetra e si manifesta in essa. L'uomo è inconscio o coscienza? Probabilmente nessuno dei due, perché entrambi: l'uomo può dirsi tale solo nella misura in cui la sua coscienza riassorbe in sé quanto l'inconscio le ha presentato di più devastante. Quanto più è inaccettabile quello che ci troviamo di fronte, tanta più forza è necessaria per far sì che diventi parte integrante di noi: siamo tanto più elevati quanto più riusciamo ad essere pienamente quello che non vorremmo essere ma siamo.
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domenica 27 gennaio 2013
...ci saranno altri silenzi,
altri tempi da sbagliare...
Ho tanta voglia di tacere in questo momento, eppure so bene che, proprio quando sembra che le parole non riescano a trovare la propria strada, è quello il momento di insistere per tirarle fuori, perché è quando le parole mancano che si hanno da dire le cose più importanti.
Forse sbaglio, forse non è attraverso il linguaggio di tutti i giorni che si possono esprimere certi concetti, o certe sensazioni se si vuole, senza tradirli.
A volte ho la netta sensazione che ogni volta che riesco a tirar fuori una parte di me, esponendola, la tradisco.
Forse sbaglio, forse non è attraverso il linguaggio di tutti i giorni che si possono esprimere certi concetti, o certe sensazioni se si vuole, senza tradirli.
A volte ho la netta sensazione che ogni volta che riesco a tirar fuori una parte di me, esponendola, la tradisco.
mercoledì 23 gennaio 2013
Caligine onirica
Cercando di concentrare la mia attenzione su qualcosa che non sia la lista dei nomi di pittori che devo studiare per l'esame di storia dell'arte o le dinamiche del sistema hegeliano che mi accompagneranno in maniera ossessiva almeno fino alla settimana prossima (e si spera non oltre il giorno dell'esame), mi riesce solo di badare alla pioggia che in questi giorni mi dà l'impressione di voler durare in eterno. Tutto sembra più pesante del solito, e non è che di solito ci sia qualcosa di particolarmente leggero nei miei giorni!
Persino i miei sogni sono diventati più cupi negli ultimi tempi; anche se spesso la mattina non ricordo cosa ho sognato, mi è ben chiaro come l'ho sognato: i miei sogni sono avvolti dalla caligine, da uno strato sottile di sporco che li appesantisce.
I ricordi sembrano sottoposti alla stessa dinamica di offuscamento: anche in ciò che ricordo c'è una pellicola scura e resistente che impedisce un'archiviazione efficace.
Persino i miei sogni sono diventati più cupi negli ultimi tempi; anche se spesso la mattina non ricordo cosa ho sognato, mi è ben chiaro come l'ho sognato: i miei sogni sono avvolti dalla caligine, da uno strato sottile di sporco che li appesantisce.
I ricordi sembrano sottoposti alla stessa dinamica di offuscamento: anche in ciò che ricordo c'è una pellicola scura e resistente che impedisce un'archiviazione efficace.
mercoledì 16 gennaio 2013
...e non è affatto divertente
...e non è affatto divertente, alla fine di una giornata di studio, trovare solo lo schermo del tuo computer che ti aspetta.
Dopo tutto, siamo il risultato delle scelte che facciamo...
Dopo tutto, siamo il risultato delle scelte che facciamo...
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lunedì 14 gennaio 2013
Momenti di regressione
Camminando tra la gente ti rendi conto che nessun volto è propriamente un volto qualunque ma prima di fermarti a ricavare tratti essenziali distogli lo sguardo perché sai che non sta bene fissare la gente, anche se la tua tendenza sarebbe quella di piantar loro lo sguardo dritto negli occhi. Ѐ imbarazzante, ti rendi conto di essere imbarazzante tu stessa delle volte. Distogli lo sguardo dunque: sembrerebbe quasi l'imperativo di una vita; guardare da un'altra parte che non è mai quella giusta e quindi finire per guardare sempre nello stesso unico punto, te stessa, i tuoi pensieri, i tuoi stramaledetti vuoti. Ci sono periodi di espansione e periodi di regressione del pensiero, o sarebbe meglio dire di ritorno su se stesso; il ritorno è sempre catastrofico, come lo scatto per l'effetto di una molla troppo tesa, come un piccolo universo che conflagra, il pensiero ti ritorna dentro ingigantito così com'è. Non lo reggi a volte. Black out. Impossibilità di fare il passo successivo. Lo vedi il baratro? Vorresti davvero poter staccare i piedi da terra ma sai che ti è preclusa anche la possibilità di precipitare definitivamente. Aspetti semplicemente, anche se nulla dice che accadrà qualcosa: è il dubbio eterno al quale si sfugge solo con un atto di pura follia, quello di sostituirsi al caso ed iniziare a fare le veci di Dio.
mercoledì 9 gennaio 2013
...mi tiene per la mano e mi tira giù
Periodicamente si ripete quella fase che ormai conosco fin troppo bene e alla quale ho dato il nome di "grande sonno" che, per dirla in parole povere, è l'insieme di quei giorni in cui dormo anche con gli occhi aperti.
Mi sento stanca senza far nulla e questa la chiamo "stanchezza metafisica", perché col corpo ha ben poco a che fare questa mia stanchezza, perché non è il corpo che non dorme abbastanza, c'è qualcos'altro che resta perennemente sveglio in me e che finisce per consumarmi le energie. Mi cammina accanto da una vita, mi tiene per la mano e mi tira giù; non capisco se sia odio sfrenato o amore folle ma ci sono momenti in cui ho la terribile sensazione che non ci sia differenza: sono opposti dunque sono lo stesso.
Mi sento stanca senza far nulla e questa la chiamo "stanchezza metafisica", perché col corpo ha ben poco a che fare questa mia stanchezza, perché non è il corpo che non dorme abbastanza, c'è qualcos'altro che resta perennemente sveglio in me e che finisce per consumarmi le energie. Mi cammina accanto da una vita, mi tiene per la mano e mi tira giù; non capisco se sia odio sfrenato o amore folle ma ci sono momenti in cui ho la terribile sensazione che non ci sia differenza: sono opposti dunque sono lo stesso.
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domenica 6 gennaio 2013
Fine delle vacanze
Credo che con oggi le vacanze possano dirsi ufficialmente terminate.
Di cosa ho voglia in questo momento? Di affogare tra le pagine dei miei libri, di continuare da dove avevo interrotto lo studio e dimenticarmi del fatto che è trascorso un altro anno.
I miei ritmi vitali tendono all'anarchia, non tollerano molto le festività e i conseguenti sconvolgimenti obbligati, prediligono le rivoluzioni fuori programma.
Mi ero ripromessa di fare un po' di conti circa l'anno appena trascorso ma mi rendo conto che c'è ben poco da dire, se non che ha portato con sé una serie di microfratture: il 2012 è stato come un osso che si rompe in più punti e che lascia, inevitabilmente, segni non immediatamente visibili ma che modificano in profondità la struttura fisica. E' il modo in cui cammini dopo che rivela le vicissitudini interne; è l'andamento leggermente claudicante e al tempo stesso più sicuro di chi sa che qualche osso spezzato non può impedire di rimettersi in piedi e tornare a camminare.
Con un po' più di calma mi viene da pensare che, dopo tutto, un altro augurio è il caso di farlo, per me stessa questa volta; l'unica cosa che posso volere al momento è recuperare la capacità di meravigliarmi: è troppo tempo che niente e soprattutto nessuno riesce a stupirmi. Il 2012 mi ha lasciata in uno stato di impassibilità di fronte al mondo, uno stato che fa venir voglia di saltare in un dirupo pur di sentire qualcosa, pur di lasciarsi cogliere di sorpresa, anche dal più lancinante dei dolori! Ebbene, vorrei non dover necessariamente desiderare il dolore per potermi stupire.
Di cosa ho voglia in questo momento? Di affogare tra le pagine dei miei libri, di continuare da dove avevo interrotto lo studio e dimenticarmi del fatto che è trascorso un altro anno. I miei ritmi vitali tendono all'anarchia, non tollerano molto le festività e i conseguenti sconvolgimenti obbligati, prediligono le rivoluzioni fuori programma.
Mi ero ripromessa di fare un po' di conti circa l'anno appena trascorso ma mi rendo conto che c'è ben poco da dire, se non che ha portato con sé una serie di microfratture: il 2012 è stato come un osso che si rompe in più punti e che lascia, inevitabilmente, segni non immediatamente visibili ma che modificano in profondità la struttura fisica. E' il modo in cui cammini dopo che rivela le vicissitudini interne; è l'andamento leggermente claudicante e al tempo stesso più sicuro di chi sa che qualche osso spezzato non può impedire di rimettersi in piedi e tornare a camminare.
Con un po' più di calma mi viene da pensare che, dopo tutto, un altro augurio è il caso di farlo, per me stessa questa volta; l'unica cosa che posso volere al momento è recuperare la capacità di meravigliarmi: è troppo tempo che niente e soprattutto nessuno riesce a stupirmi. Il 2012 mi ha lasciata in uno stato di impassibilità di fronte al mondo, uno stato che fa venir voglia di saltare in un dirupo pur di sentire qualcosa, pur di lasciarsi cogliere di sorpresa, anche dal più lancinante dei dolori! Ebbene, vorrei non dover necessariamente desiderare il dolore per potermi stupire.
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lunedì 31 dicembre 2012
31 dicembre 2012
Scrivere l'ultimo post dell'anno da un posto che non sia la propria stanzetta solitaria fa uno strano effetto, diciamo pure che si ha l'impressione di non aver nulla da dire, quasi che di trecentosessantacinque giorni non sia rimasto che un solo lungo attimo di silenzio.
Rimando i consueti conti di fine anno al prossimo momento di calma ma non gli auguri che ritengo abbiano più senso ad inizio anno che non a Natale.
Quest'anno auguro a tutti il meglio, ma non un meglio che "capiti", cada dal cielo si direbbe, quanto piuttosto quello che ognuno può ricavare da se stesso: chiamiamolo pure un colpo di fortuna proporzionale alle proprie potenzialità e che quindi con il caso fortuito, probabilmente, ha ben poco a che fare.
Diventare ciò che si è: per l'anno nuovo sarà il caso di fare quanti più passi possibili in tale direzione!
Rimando i consueti conti di fine anno al prossimo momento di calma ma non gli auguri che ritengo abbiano più senso ad inizio anno che non a Natale.
Quest'anno auguro a tutti il meglio, ma non un meglio che "capiti", cada dal cielo si direbbe, quanto piuttosto quello che ognuno può ricavare da se stesso: chiamiamolo pure un colpo di fortuna proporzionale alle proprie potenzialità e che quindi con il caso fortuito, probabilmente, ha ben poco a che fare.
Diventare ciò che si è: per l'anno nuovo sarà il caso di fare quanti più passi possibili in tale direzione!
lunedì 24 dicembre 2012
Natale come mi sembra
Chissà perché scrivere qualcosa di carino su una festa, Natale in particolare, non mi riesce mai troppo bene. Qualche anno fa l'avrei fatto, mi sarei messa a tirar fuori parole pesanti come "consumismo" o "spirito", tanto per dire che la festa si è ridotta a ben poca cosa rispetto a quello che dovrebbe essere; adesso, cosa dovrebbe essere, non saprei dirlo, posso solo dire cosa mi sembra: una grossa perdita di tempo che per di più mi farà tornare sui libri più stressata di prima.
Per di più mi ritrovo una mente carica di ricordi, non più libera come qualche anno fa; è troppo appesantita per potersi godere il Natale!
Per di più mi ritrovo una mente carica di ricordi, non più libera come qualche anno fa; è troppo appesantita per potersi godere il Natale!
A Natale ho sempre freddo, ho sempre sonno e ho sempre bisogno di un tasto di reset affinché ogni maledetta cosa smetta di diventare qualcos'altro!
E poi dimenticavo: non so fino a quando riuscirò a reggere i film di Natale!
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