sabato 19 maggio 2012

Quando una canzone mi piace

Quand'è che una canzone mi piace? Quando non riesco a ripeterla dopo averla ascoltata una decina di volte, per il fatto che non ripropone per trenta volte lo stesso ritornello che, dopo un po', scoccia decisamente...
Questa canzone è l'ideale, per quello che dice e per come lo dice: una bella sintesi di contenuto e forma...

"A volte io ho paura di voi più che della solitudine"

mercoledì 16 maggio 2012

Quanta infantilità!

Questo blog è decisamente cupo... Inutile dirlo, subisce puntualmente le conseguenze dei miei cambiamenti d'umore. Sto nera? Tingo di nero il primo spazio, virtuale e non, che mi capiti a tiro! Lo sfondo del blog è il primo a pagarne le conseguenze... se lo stato d'animo perdura passo al cellulare, ad desktop, ai quaderni, ai libri... in casi estremi mi scarabocchio anche le mani. 
Quanta infantilità dimostro certe volte!
Sto cercando di metter su con PowerPoint una presentazione decente per il corso di storia dell'arte e, manco a dirlo, senza neanche accorgermene, ho cambiato lo sfondo delle slide da grigio (che già era allegro!) a nero...

domenica 13 maggio 2012

Dal diario di una persona noiosa...

Mi sono sempre posta un problema: come comunicare i miei stati d'animo alla gente senza sembrare la solita pessimista cronica, l'odiosa vittimista che crede di aver sofferto e di soffrire come nessun altro al mondo... E' difficile esprimersi e far capire che la condizione nella quale ti trovi non pretende alcuna attenzione particolare  per il semplice fatto di essere la condizione di tutti, con picchi di limpida consapevolezza in alcuni e totale ignoranza in altri... Quel che non riesco a far passare è forse la mia convinzione di vivere uno stato di normale infelicità che si comunica per il semplice piacere di farlo e non per essere commiserato, apprezzato, disprezzato, amato, odiato etc... 
Ed ecco, tuttavia, che puntualmente vengo bollata come la persona negativa, la guastafeste, la noiosa che, non essendo in grado di divertirsi, vorrebbe che non lo facessero neppure gli altri... Sarà così? Me lo sono chiesta, perché non sono tipo da risparmiarmi certe domande; tutte le crudeltà psicologiche che la mente umana è in grado di concepire, le rivolgo abitualmente contro me stessa... Ebbene, del divertimento mi infastidisce non il fatto che sia faccenda altrui ma la sua inutilità, il suo essere uno stato che definirei inautentico... Che gli altri si divertano non è cosa che mi tocca, provo solo un vago senso di pena perché la felicità che deriva da questo divertimento, a guardarla da vicino, non regge l'analisi e si sgretola. E quindi neppure volendolo riuscirei più a considerare invidiabile quello stato di divertimento: vedo solo gente incapace di fissare lo sguardo sulla propria reale condizione (condizione che, ripeto, non è mia né loro ma di tutti in quanto esseri umani!), gente che si gira dall'altra parte appunto!
In quanto persona noiosa sono abituata a tenere lo sguardo fisso su tutto ciò che alla maggior parte delle persone non piace, su ciò che le spaventa e le fa fuggire. Non piaccio e probabilmente non piacerò mai perché sono abituata a smontare tutto quello in cui credono e, in fondo, non riesco neppure a sentirmi troppo in colpa per questo. E' forse questa la mia colpa maggiore: il non provare senso di colpa! Perché per me è normale, per me è scontato che sia così e non mi rendo conto di quanto le illusioni valgano per gli altri; sono le illusioni a mandare avanti il mondo!
Le persone continuano a fuggire intanto, e chi non fugge sta comunque a debita distanza...
Ma sono una persona noiosa, non posso pretendere nulla da nessuno e, dopo tutto, non l'ho mai fatto, neppure da piccola, quando, tra le righe che scrivevo, la parola che più spesso ricorreva era già noia...

venerdì 11 maggio 2012

Quattro al prezzo di uno

Martedì, mercoledì, giovedì... e mettiamoci pure venerdì! Quattro giorni come un unico lungo giorno... E oggi pomeriggio ero più rincoglionita di una ottantenne con l'Alzheimer... Si spera che le settimane che verranno risultino più leggere!
Ma la questione non è la leggerezza dei giorni in sé... Si tratta piuttosto della pesantezza che ci aggiungo io a questi giorni. Si tratta dell'entusiasmo che non ho e della forza che periodicamente mi abbandona. Si tratta di quello che pretendo da me stessa e che, di fatto, nessuno mi chiede di pretendere. Si tratta di me, parte di un mondo del quale non ho alcuna voglia di far parte, un mondo nel quale sembro caduta per caso e dal quale vorrei fuggire in silenzio.

domenica 6 maggio 2012

Scomponendo la realtà



Credevo nell'Amore, fino a quando non l'ho conosciuto, preso tra le mani e smontato pezzo per pezzo.
Come mi viene ora di dire cose del genere? Colpa dell'imminente esame di Psicologia... 
Ad un certo punto mi imbatto nella teoria secondo la quale si crede veramente solo alla maniera dell'inconscio, ovvero si crede quando non si conosce, perché il credere, per essere autentico, non deve essere contaminato dal pensiero razionale... 
Nulla di troppo strano se ci si pensa ma, chissà come, mi è venuto da pensare subito a tutti quegli ideali ai quali ci educano a credere sin da bambini. Ecco, tutte quelle belle cose, se esaminate da vicino, mostrano una sorta di trama articolata e scomponibile... quindi decomponibile... Un po' come guardare la materia al microscopio: nulla ci appare più nella sua integrità se guardato da vicino. 
Quando si crede a qualcosa lo si fa senza perché, se quindi si ama davvero non ci si deve chiedere il perché di quell'Amore. Ho smesso di credere nell'Amore e di amare nel momento in cui ho iniziato a chiedermi quali fossero le ragioni del mio amare, quando ho iniziato a guardare alle persone che ho amato con l'occhio del medico legale che seziona: ho cercato la causa dell'Amore come si cercherebbe la causa del decesso in un cadavere... e alla fine l'ho ucciso quest'Amore... 
Pretendevo di dover amare perché l'altra persona aveva un buon carattere, un bell'aspetto o qualsiasi altra caratteristica amabile; ero un'idiota che non si rendeva conto che l'altra persona aveva un buon carattere, un bell'aspetto e tante altre caratteristiche amabili proprio perché l'amavo. 
Costruiamo l'oggetto del nostro Amore con i materiali che questo oggetto ci concede, tuttavia gli architetti restiamo noi. E siamo degli architetti maledettamente bravi, almeno fino a quando non ci mettiamo a fare progetti di costruzione, prendiamo compasso e righelli e iniziamo a tracciare linee seguendo il canone della proporzione!

venerdì 4 maggio 2012

Lasciamo parlare...

Stasera sono assalita dalla pigrizia, oltre che dal solito stato d'animo indefinito ed indefinibile, quindi lascio parlare Sartre (che da un po' mi sta corteggiando) e me ne lavo le mani...
Sorbitevi un po' di filosofia che non vi farà male (forse)!


mercoledì 2 maggio 2012

L'amore e l'attesa

L'ultimo a colpirmi particolarmente era stato il primo di Matrix (visto con dieci anni di ritardo), oggi ho visto un altro film che, nonostante le oltre due ore di durata, mi ha preso dall'inizio alla fine: L'amore ai tempi del colera.
Non sono tipo da tragedie strappalacrime, storie che colano miele da ogni dove o cose del genere e, nel film, non ho trovato nulla di eccessivamente sdolcinato, nonostante il tema portante fosse, ovviamente, quello dell'amore. 
Mi astengo dal raccontare la trama, perché, in fondo, a colpire sono come sempre i particolari, quei particolari che nell'amore sono terribilmente soggettivi e, spesso, non superano i limiti della nostra mente (del nostro cuore se si preferisce) per arrivare all'altro... 
Qui c'è un uomo, un ombra secondo la definizione della donna da lui amata, che attende, e il film non è null'altro che questa lunga attesa, 51 anni, 9 mesi e 4 giorni, durante i quali il protagonista cresce, va con oltre seicento donne, diventa persino ricco ed importante... ma non vive... 
Sarà stato il tema dell'attesa, che mi è molto caro, a colpirmi; ci vuole fermezza d'animo e assenza totale di orgoglio per attendere una persona per oltre mezzo secolo, vederla vivere, amare un'altra persona, avere figli... Una volontà d'altri tempi insomma che mi affascina per la sua lontananza dalla realtà; c'è poco da fare, lasciata libera di scegliere, preferirò sempre l'ideale al reale e, puntualmente, il reale mi colpirà alle spalle!
Anch'io attendo, tuttavia non ho la fortuna/sfortuna di Florentino Ariza, questo il nome del protagonista del film, che ha una donna da attendere, che può vedere, anche se non toccare, ciò che orienta la sua estenuante attesa; io non so cosa attendo e non lo saprò fino a quando questo qualcosa non mi si parerà davanti, se mai accadrà che mi si pari davanti! Non so neppure se il forte sentimento di sospensione, che costantemente mi dice "non ora", si debba placare per un avvenimento o per una persona o per chissà cos'altro!
Strana storia quella del rinvenimento di pezzi di se stessi in racconti narrati da altri...

martedì 1 maggio 2012

Un bel video

Ecco quello che definirei un bel videoclip...

"Fammi vedere come si muore senza nessuno che viva di noi..."

lunedì 30 aprile 2012

"Giornata artistica"


Quella di oggi è stata una delle "giornate artistiche" che di tanto in tanto pretendono di vedere la luce nella mia vita. 
Dopo una mattinata da latinista, dopo pranzo, ho preso matita e pennelli ed ho iniziato a scarabocchiare ed imbrattare... Dopo quattro o cinque ore c'era più colore su vestiti, mani e faccia che sul disegno ma, a prescindere dal risultato che mi astengo dal rendere pubblico, mi sono sentita rilassata e felice. 
Poi ho ripulito quello che si poteva ripulire...
Mia madre: "Ma quella roba si toglie dai jeans?"
Io: "No mamma... e non si toglie neppure dalle tende..." 
Che modo simpatico di comunicare che il colore è finito anche sulle tende della mia camera!
Per non parlare della faccia blu del gatto!

sabato 28 aprile 2012

Il "mestiere" del filosofo


Questa mattina, sotto la doccia (luogo deputato alle riflessioni sul senso della vita!), mi sono ritrovata a pensare a che senso abbia la scelta di un determinato percorso di studi piuttosto che di un altro. 
Ponendo la domanda in maniera diretta: perché ci si iscrive ad una facoltà piuttosto che ad un'altra? 
La risposta non è delle più incoraggianti, a mio avviso: spesso una scelta vale l'altra, si intraprende un percorso tanto perché qualcosa si deve pur fare e il risultato è che abbiamo in giro un sacco di gente insoddisfatta, frustrata e tutt'altro che felice di intraprendere una professione (una qualsiasi, che di questi tempi è sempre un piccolo miracolo!).
Ma vado più nello specifico, perché mi si potrebbe obiettare che mi diverto a far critiche e poi non ho il coraggio di estendere quelle stesse critiche al mio ambito.
Ebbene: che razza di mestiere è quello del filosofo?! 
In continuità con ciò che ho detto fino ad ora, mi viene da dire che è il mestiere (forse il termine è improprio e converrà metterlo tra virgolette d'ora in poi) che più di ogni altro è inscindibile dalla personalità e dalla vita di chi lo pratica; è quel "mestiere" che coincide con l'intera vita di chi lo pratica! Se così non fosse sparirebbe il "mestiere", sparirebbe il filosofo e rimarrebbero soltanto parole vuote ed irritanti. 
Non che le parole dei filosofi non siano irritanti in genere, di prassi lo devono essere al fine di mettere in causa l'essenziale, perché quando ci smuovono il terreno sul quale poggiamo i piedi non possiamo non irritarci! Rimarrebbero parole irritanti nel senso meno nobile di ottuse e sciocche, parole senza riscontro nella vita di chi le ha pronunciate. 
Lo sforzo di chi pratica questo "mestiere" sarà quello di fare della propria vita l'opera più grande e degna di nota: va da sé che si tratta del lavoro di una vita nel senso più letterale possibile. 
Ha una particolarità questo "mestiere": non lo si può svolgere senza esserne totalmente presi, senza passione detto in altri termini, dal momento che, svolgere senza passione un "mestiere" che richiede il coinvolgimento di se stessi come clausola imprescindibile, vuol dire non svolgerlo affatto: è come se un pittore volesse dipingere senza alcun supporto ed alcun tipo di colore o un falegname pretendesse di costruire una porta in legno senza legno. 
Il coinvolgimento del filosofo in quanto uomo è la conditio sine qua non della sua filosofia e del suo essere filosofo.




giovedì 26 aprile 2012

Fotografie

In fondo, una foto assomiglia a chiunque, fuorché a colui che essa ritrae. Infatti, la somiglianza rimanda all'identità del soggetto, cosa irrilevante, puramente anagrafica, addirittura penale; essa lo ritrae "in quanto se stesso", mentre invece io voglio un soggetto "come in se stesso".
Questa frase, tratta da La camera chiara di Roland Barthes, per certi versi, sembrerebbe addirittura paradossale: non mette forse in dubbio qualcosa che, generalmente, si dà per scontato, cioè il fatto che una foto assomigli al proprio referente? A quanto pare, se ci si pensa bene, la cosa è più complessa di quanto appaia ad una prima occhiata. Mi chiedevo, leggendo, quali fossero i termini di tale complessità e, alla fine, pensare alla semplice esperienza di ogni giorno, mi è stato utile perché tutto mi apparisse con più chiarezza. 
Pensavo a tutte le foto nelle quali non mi riconosco, foto fatte da altri o da me stessa, foto nelle quali cerco di assumere una determinata espressione e ne esce fuori una che è l'esatto opposto di quella che avevo in mente... 
Pensavo anche a tutte quelle foto, fatte da me ad altre persone, nelle quali quelle persone non si riconoscono e che, invece, a me sembrano estremamente somiglianti agli originali! 
La questione, probabilmente, investe il vedersi, l'immagine che ciascuno ha di sé e degli altri e che, inevitabilmente, non coincide con ciò che ci troviamo davanti in una fotografia: quello della foto è un altro/ un'altra.
Questo vedersi diverso in una foto, tuttavia, potrebbe avere un vantaggio inaspettato e cioè quello di vedere, in quella stessa foto, come una persona si vede e, viceversa, vedere nelle foto fatte e scelte da altri come questi altri ci vedono, come in un conoscersi attraverso la mediazione di uno specchio, falso e rivelatore allo stesso tempo. Il compito della fotografia è, in questo caso, proprio quello di rivelare il soggetto "come in se stesso", mi azzarderei a dire "nella sua essenza" di soggetto o, con un termine ancor più pericoloso, nella sua "anima"... 
La cosa che va accettata è che questa "anima", per quanto possiamo sentirla nostra, è soggetta a variazioni a seconda di chi la coglie e la cattura sulla pellicola.

martedì 24 aprile 2012

...

...credo che quando finirò l'università sarò seriamente a rischio suicidio!



Per il resto non ho parole perché devo imparare a farne a meno...

domenica 22 aprile 2012

Espressioni ambigue del mio vocabolario

Ci sono delle espressioni che utilizzo molto spesso e alle quali, pensandoci su, conferisco un significato tutt'altro che scontato per chi dovesse ascoltarmi parlare...
Ne ho individuate alcune...

HO MAL DI TESTA -----> Ho un malessere diffuso al quale non so dare un nome preciso e che mi rende particolarmente suscettibile.
HO SONNO/SONO STANCA -----> Ho un malessere diffuso al quale non so dare un nome preciso e che mi porta a non aver voglia di fare nulla, salvo starmene sotto le coperte per tutta la giornata. 
Ѐ STRANO -----> Mi piace, lo trovo particolarmente interessante perché originale e mi andrebbe di "analizzarlo" più da vicino.
Ѐ NORMALE -----> Non vale la pena di rifletterci troppo su perché non mi suscita particolare interesse.
HO FAME -----> Sono nervosa.
Ѐ CARUCCIO -----> Mi fa impazzire.

Potrei andare avanti per un bel po' e sono sicura che se ci pensassi su mi verrebbero in mente molte altre espressioni ugualmente ambigue... Mi rendo conto solo in certi momenti che quando parlo ci vuole il decodificatore...

venerdì 20 aprile 2012

Poi tutto impazzisce...


Oggi sono di cattivo umore, così come ero di cattivo umore ieri e l'altro ieri!
Avrei una gran voglia di iniziare a lamentarmi come se fossi in preda ad atroci dolori di pancia e, subito dopo, sbriciolare con una spranga di metallo tutto ciò che mi capita a tiro... ma non farò né l'una né l'altra cosa...
E ci mancherebbe altro! Mi manca solo la schizofrenia all'elenco dei difetti!

Piuttosto sarebbe il caso di riflettere (per quanto alle volte ne abbia le tasche piene di questo mio continuo riflettere!) su certi stati d'animo che ritornano come una specie di maledizione a tempo: senti quasi ticchettare l'orologio del tuo buonumore nella testa e sai bene che le batterie che lo fanno scorrere, in un determinato momento, si fermeranno e tutti gli ingranaggi salteranno in aria! 
Quello che è sorprendente, ogni volta, è l'autoillusione: sei fermamente convinto che durerà questa volta! 
Poi tutto impazzisce...